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Archive for the ‘BANCHE E SIGNORAGGIO’ Category

I VERI VAMPIRI : BANCHIERI,BANCHE ,MULTINAZIONALI

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

“Il capitale deve proteggersi in ogni modo possibile con alleanze e legislazione. I debiti devono essere riscossi, le obbligazioni e i contratti ipotecari devono esser conclusi in anticipo e il più rapidamente possibile. Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano.
Questa verità è ben conosciuta tra i nostri uomini di spicco, adesso impegnati nel costituire un imperialismo del Capitale che governi il mondo.
Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo fare spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un’azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo.” USA Banker’s Magazine (Rivista dei banchieri americani), 25 Agosto 1924
“Se gli Americani consentiranno mai a banche privati di emettere il proprio denaro, prima con l’inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.” Thomas Jefferson (1776)

L’inflazione, in economia, indica un generale aumento continuo dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo che genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta.
Con l’innalzamento dei prezzi, ogni unità monetaria potrà comprare meno beni e servizi, conseguentemente l’inflazione è anche un’erosione del potere d’acquisto.

La deflazione è una diminuzione del livello generale dei prezzi,l’opposto dell’inflazione.
La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali poi attendono ulteriori cali dei prezzi, creando una spirale negativa.La riduzione dei prezzi si ripercuote per le imprese sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso al credito.
Casi di forte deflazione possono indurre il fenomeno della tesaurizzazione(accantonamento intenzionale di scorte, monete, metalli preziosi, in forma infruttifera per il timore di esporsi al rischio associato agli investimenti finanziari.In economia keynesiana il termine indica un aumento della preferenza per la liquidità da parte dei privati che sottrae potere d’acquisto dal circuito economico.Occorre, tuttavia, tener presente che per Keynes l’offerta globale di moneta è fissata dal sistema bancario per cui ad un aumento delle disponibilità di contante di un soggetto deve corrispondere una diminuzione della stessa in uno o più individui) intesa come incetta dell’unità monetaria della quale si prevede un ulteriore aumento del potere d’acquisto. Gli effetti negativi della deflazione tendono quindi a diffondersi nell’economia, provocando una situazione di depressione economica. Lede quelle fasce di lavoratori che si vedono ridotto il reddito a seguito della riduzione dei salari.Tra le principali cause di deflazione vi è la scarsità di moneta(e non dimentichiamoci che il potere di emettere moneta è solo ed escusivamente della Banca centrale).
La deflazione è una patologia negativa in economia perché associata a un periodo di stagnazione e recessione economica.

Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione, dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve…Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; il loro unico obiettivo è il profitto.” Napoleone Bonaparte, 1815

“È un bene che gli abitanti della nazione non capiscano abbastanza il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facessero, credo che ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina.” Henry Ford

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Maastricht e la perdita della Sovranità Monetaria

Posted by mrdrago88 su 1 gennaio 2010

«La banca trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla» W. Paterson, fondatore nel 1694 della hiletrra rson, fondatore della prima Banca Centrale al mondo, la Banca d’prima Banca Centrale al mondo, la Banca d’Inghilterra

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Maastricht e la perdita della Sovranità Monetaria

Marcello Pamio – 1 luglio 2005 Luglio 1981 L’autonomia della sovranità monetaria affidata alla privata Banca Centrale d’Italia è stata introdotta a partire dal luglio 1981, col divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro deciso dal Ministro del Tesoro Beniamo Andreatta con una semplice lettera all’allora Governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, in cui sollevava la Banca Centrale dall’obbligo di acquistare quei titoli di Stato che il Tesoro non riusciva a collocare altrove sul mercato. 17 Febbraio 1986 Giulio Andreotti come Ministro degli Esteri del Governo Craxi, firma l’Atto Unico Europeo (AUE). 7 Febbraio 1992 Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis (Membro dell’Aspen Institute) e il Ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore di Bankitalia) firmano il Trattato di Maastricht, il 7 febbraio 1992 per l’entrata nell’Unione Europea. Così facendo, l’autonomia delle banche centrale stava entrando in tutti gli ordinamenti giuridici dell’Unione Europea per effetto del Trattato (articolo 107). Articolo 107 del Trattato di Maastricht Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo Statuto del SEBC, né la BCE né una Banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti. Gli Stati aderenti rinunciano alla sovranità monetaria nazionale per trasferirla con l’articolo 105 alla Banca Centrale Europea (BCE). Articolo 105A del Trattato di Maastricht 1. La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità. 2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l’approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio. 7 Febbraio 1992 Lo stesso giorno l’autonomia della Banca Centrale si è perfezionata con la legge 7.2.1992 numero 82 varata dal ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), che ha attribuito alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro. Modifiche costituzionali Gli ultimi atti della costruzione europea, dall’Atto Unico Europeo (AUE) del 1986 al Trattato di Maastricht del 1992, all’entrata vera e propria nel 1999, hanno imposto una trasformazione strutturale, che ha modificato la nostra Costituzione, sovrapponendole degli impegni internazionali. In particolare è stata approvata, senza che nessuno lo dicesse, una nuova costituzione economica, che svuotava diversi articoli della costituzione economica, che svuotava diversi articoli della Costituzione repubblicana e ne introduceva altri, cambiandoli radicalmente i poteri della Repubblica – per lo più cancellandoli – in materia di spesa, di Stato sociali, di proprietà pubblica delle imprese, di programmazione. Sovranità monetaria oggi Oggi la Sovranità Monetaria di circa 455 milioni di persone dell’Unione Europea è nelle mani di pochissime persone del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea (e dei veri controllori dei gruppi elitari ai quali appartengono): – Il presidente Jean-Claude Trichet: Membro del Club di Parigi, della Banca per i Regolamenti Internazionali, membro dell’Ordine nazionale della Legione d’Oro, già Governatore della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, ecc.; – Il vicepresidente Lucas D. Papademos Membro della Commissione Trilaterale e del Fondo Monetario; – Tommaso Padoa-Schioppa (sostituito dall’attuale Lorenzo Bini Smaghi): Membro dell’Aspen Institute, membro della Commissione Trilaterale, membro dei Bilderberg, ecc.) – Ecc. La BCE, con sede a Francoforte (è nelle mani di pochissimi banchieri) è la Banca Centrale che gestisce e controlla tutta l’emissione delle banconote in Europa. I proprietari della BCE sono le seguenti Banche Centrali: Banca Nazionale del Belgio (2,83%) Banca centrale del Lussemburgo (0,17%) Banca Nazionale della Danimarca (1,72%) Banca d’Olanda (4,43%) Banca Nazionale della Germania (23,40%) (BCE) Banca Nazionale d’Austria (2,30%) Banca della Grecia (2,16%) Banca del Portogallo (2,01%) Banca della Spagna (8,78%) Banca di Finlandia (1,43%) Banca della Francia (16,52%) Banca Centrale di Svezia (2,66%) Banca Centrale d’Irlanda (1,03%) Banca d’Inghilterra (15,98%) Banca d’Italia (14,57%) Le Banche Centrali però sono quasi tutte banche private, perché controllate da banche commerciali, assicurazioni e/o fondazioni. Per esempio la nostra Bankitalia è una società privata con sede alle Cayman, controllata da i seguenti soci privati: Gruppo Intesa (27,2%), BNL (2,83%) Gruppo San Paolo (17,23%) Monte dei Paschi di Siena (2,50%) Gruppo Capitalia (11,15%) Gruppo La Fondiaria (2%) Gruppo Unicredito (10,97%) Gruppo Premafin (2%) Assicurazioni Generali (6,33%) Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%) INPS (5%) RAS (1,33%) Banca Carige (3,96%) privati (5,65%) La logica conseguenza è che la BCE è una banca privata! Per tanto la Sovranità Monetaria in Europa è oggi nelle mani di un manipolo di banche private, e quindi è nelle mani dei pochissimi banchieri che controllano queste banche! Fonte: “Il Potere del denaro svuota le democrazie”, di Giano Accame, ed. Settimo Sigillo

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La parentesi monetaria di Kennedy

Posted by mrdrago88 su 1 gennaio 2010

La parentesi monetaria di Kennedy
(President Kennedy, the Federal Reserve and Executive Order 11110 – by Cedric X)
tratto da “The Final Call”
– vol. 15, n° 6, 17/01/1996 (USA) –
http://www.john-f-kennedy.net/
tradotto dall’inglese da Marco Saba
Tratto da http://digilander.libero.it/afimo/kennedy-saba.htm

Il 4 giugno 1963, venne fatto un piccolo tentativo per togliere alla Federal Reserve Bank il suo potere di affittare la moneta al governo facendosi pagare un interesse. In quel giorno, il presidente John Fitzgerald Kennedy(1) firmò l’ordine esecutivo numero 11110 che ripristinava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve. L’ordine di Kennedy dava al Ministero del Tesoro il potere “di emettere certificati sull’argento contro qualsiasi riserva d’argento, argento o dollari d’argento normali che erano nel Tesoro”.
Questo voleva dire che per ogni oncia di argento nella cassaforte del Tesoro, il governo poteva mettere in circolazione nuova moneta. In tutto, Kennedy mise in circolazione banconote per 4,3 miliardi di dollari. Le conseguenze di questa legge furono enormi. Con un colpo di penna, Kennedy stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve Bank di New York. Se fosse entrata in circolazione una quantità sufficiente di questi certificati basati sull’argento, questa avrebbe eliminato la domanda di banconote della Federal Reserve.

 

Una delle banconote emesse da Kennedy nel 1963 con la scritta (in alto):
“United States Note”, invece dell’attuale “Federal Reserve Note”.

  

Questo sarebbe accaduto perché il certificati argentiferi sono garantiti da argento mentre le banconote della Federal Reserve non sono garantite da niente. L’ordine esecutivo 11110 avrebbe impedito al debito pubblico di raggiungere il livello attuale, poiché avrebbe dato al Governo la possibilità di ripagare il suo debito senza utilizzare la Federal Reserve e senza essere gravato dall’interesse richiesto per la creazione di nuova moneta. L’ordine esecutivo 11110 dava agli USA la possibilità di crearsi la propria moneta garantita da argento.
Dopo che Kennedy fu assassinato, dopo appena cinque mesi, non vennero più emessi certificati garantiti da argento. “Final Call” è a conoscenza del fatto che l’ordine esecutivo non venne mai cancellato da nessun presidente attraverso un altro ordine esecutivo, quindi è ancora valido. Perché allora nessun presidente successivo l’ha mai usato?
Virtualmente, tutti i seimila miliardi di dollari di debito sono stati creati a partire dal 1963. Se un presidente statunitense avesse utilizzato l’ordine esecutivo numero 11110, il debito non sarebbe assolutamente ai livelli correnti. Forse l’assassinio di JFK fu un avvertimento ai futuri presidenti che avessero pensato di estinguere il debito eliminando il controllo che la Federal Reserve esercita sull’emissione monetaria. Kennedy aveva sfidato il governo monetario attaccando i due sistemi che sono sempre stati usati per aumentare il debito: la guerra e la creazione della moneta da parte di una banca centrale privata. I suoi sforzi per far uscire dal Vietnam le truppe americane entro il 1965 e l’Ordine Esecutivo 11110 avrebbero seriamente sminuito  i profitti ed il controllo esercitato dal sistema bancario di New York. Mentre il debito americano raggiunge livelli incredibili e sta emergendo un conflitto in Bosnia che aumenterà ulteriormente il debito americano, uno deve chiedersi: avrà Clinton il coraggio di prendere in
considerazione l’utilizzo dell’ordine esecutivo 11110 e, se così fosse, vorrà pagarne le conseguenze?   

Ordine Esecutivo 11110
EMENDAMENTO DELL’ORDINE ESECUTIVO N. 10289
MODIFICA RELATIVA ALL’APPLICAZIONE DI CERTE FUNZIONI CHE RIGUARDANO IL
MINISTERO DEL TESORO   

In virtù dell’autorità affidatami dalla sezione 301 del Titolo 3 del Codice degli Stati Uniti, viene ordinato quanto segue:
La Sezione 1 dell’Ordine Esecutivo n. 10289 del 19 settembre 1951, come modificata, viene qui ulteriormente modificata –
Aggiungendo alla fine del paragrafo 1 di cui sopra il seguente sottoparagrafo (j):
(j) L’autorità di cui è investito il Presidente dal paragrafo (b) della sezione 43 della Legge del 12 maggio 1933, come modificata (31 U.S.C. 821(b)), di emettere certificati argentiferi contro qualsiasi deposito d’argento, argento o normali dollari d’argento nel Tesoro non legati alla restituzione di qualsiasi certificato argentifero preesistente, di prescrivere la denominazione di questi certificati argentiferi e di emettere normali monete d’argento e valuta sussidiaria redimibile in argento 
e
Revocando i sottoparagrafi (b) e (c) del paragrafo 2  predetto.
Sez. 2 I cambiamenti effettuati da questo Ordine non devono influenzare qualsiasi atto effettuato o qualsiasi diritto acquisito o qualsiasi causa o processo in atto o iniziato in qualsiasi causa penale o civile prima della data di quest’Ordine ma tutte queste responsabilità continueranno e verranno esatte come se il detto emendamento non fosse stato effettuato.
John F. Kennedy, Casa Bianca, 4 giugno 1963.Versione originale:   

Executive Order 11110
AMENDMENT OF EXECUTIVE ORDER NO. 10289
AS AMENDED, RELATING TO THE PERFORMANCE OF CERTAIN FUNCTIONS AFFECTING THE
DEPARTMENT OF THE TREASURY   

By virtue of the authority vested in me by section 301 of title 3 of the United States Code, it is ordered as follows:
Section 1. Executive Order No. 10289 of September 19, 1951, as amended, is hereby further amended – By adding at the end of paragraph 1 thereof the following subparagraph (j):
(j) The authority vested in the President by paragraph (b) of section 43 of the Act of May 12,1933, as amended (31 U.S.C.821(b)), to issue silver certificates against any silver bullion, silver, or standard silver dollars in the Treasury not then held for redemption of any outstanding silver certificates, to prescribe the denomination of such silver certificates, and to coin standard silver dollars and subsidiary silver currency for their redemption
and
By revoking subparagraphs (b) and (c) of paragraph 2 thereof.
Sec. 2. The amendments made by this Order shall not affect any act done, or any right accruing or accrued or any suit or proceeding had or commenced in any civil or criminal cause prior to the date of this Order but all such liabilities shall continue and may be enforced as if said amendments had not been made.
John F. Kennedy The White House, June 4, 1963.  

Naturalmente il fatto che sia JFK che Lincoln abbiano incontrato lo stesso destino è una pura coincidenza. (NdT: a causa della questione monetaria, vennero assassinati sette presidenti statunitensi: quattro con armi da fuoco e tre per avvelenamento)
Politica monetaria di Abramo Lincoln, 1865 (pagina 91 del documento del Senato n. 23):
La moneta è la creatura della legge e la creazione dell’emissione originaria della moneta deve essere mantenuta quale esclusivo monopolio del governo nazionale.
La moneta non possiede un altro valore relativamente allo Stato tranne quello che le è dato dalla sua circolazione.
Il capitale ha un suo posto preciso ed è coperto da ogni protezione. Le spese degli uomini devono essere riconosciute, nella struttura ed all’interno dell’ordine sociale, quali più importanti delle spese relative alla moneta.
Nessun dovere è più imperativo per il Governo di quello che ha nei confronti della popolazione di fornirla con una valuta solida ed uniforme, e di regolare la circolazione del mezzo di scambio in modo che il lavoro sia protetto contro una valuta viziata ed il commercio sia facilitato da scambi sicuri ed economici.
La quantità disponibile di oro ed argento essendo completamente inadeguata nel permettere l’emissione di monete dal valore intrinseco o cartamoneta convertibile in monete nel volume richiesto per soddisfare le necessità del popolo, rende necessario lo sviluppo di una altra base per l’emissione di valuta. Deve essere sviluppato qualche altro mezzo oltre a quello della convertibilità in monete metalliche per prevenire una inadeguata fluttuazione del valore della cartamoneta o di qualsiasi altro sostituto per la moneta di valore intrinseco che potrebbe venire in uso.   

Le necessità monetarie di un crescente numero di persone che avanza verso più alti standard di vita, debbono e possono trovare riscontro nel governo. Queste necessità possono essere soddisfatte dalla Valuta Nazionale e dal Credito attraverso la messa in opera  di un sistema bancario Nazionale. La circolazione di un mezzo di scambio emesso e garantito dal Governo può essere propriamente indirizzato e si può eliminare la ridondanza di emissioni attraverso la raccolta dalla circolazione quell’ammontare che si renda necessario, attraverso la Tassazione, il rideposito ed altrimenti. Il Governo ha il potere di regolare la valuta ed il credito della Nazione.
Il Governo deve appoggiare la sua valuta, il credito ed i depositi bancari della Nazione. Nessun individuo deve patire perdite di moneta attraverso una valuta deprezzata o gonfiata o a causa di bancarotta bancaria. Il Governo che possiede il potere di creare ed emettere valuta e credito come moneta e che gode del diritto di prelevare sia la valuta che il credito dalla circolazione attraverso la tassazione ed in altro modo, non ha necessità né deve prendere a prestito capitale pagando interessi come mezzo per finanziare lavori governativi ed imprese pubbliche. Il Governo deve creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare il potere di spesa del Governo ed il potere d’acquisto dei consumatori. Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solamente una prerogativa suprema del Governo, ma rappresenta anche la maggiore opportunità creativa del Governo stesso. 
Con l’adozione di questi principi, sarà soddisfatto il desiderio, da lungo tempo sentito, di una moneta uniforme. Il contribuente risparmierà immense somme di interessi, sconti e cambi. Il finanziamento di tutta la pubblica impresa, il mantenimento di Governi stabili e di un progresso ordinato, nonché la condotta del Tesoro, diventeranno materia di ordinaria amministrazione. Il popolo può e sarà fornito di una valuta sicura tanto quanto il proprio Governo. La moneta cesserà di essere la padrona e diventerà la serva dell’umanità. La democrazia diventerà superiore al potere dei soldi.   

Qualche informazione sulla Federal Reserve
La Federal Reserve è una corporazione privata. Una delle preoccupazioni più comuni, tra la gente che si occupa attivamente di ridurre le tasse, è: “Se trattengo i miei soldi, impedirò al Governo di pagare i suoi conti?” Come è stato spiegato nel primo articolo di questa serie, la moderna tassa sul reddito non è stata fatta né pensata per pagare i servizi offerti dal governo. Il suo scopo è di pagare per il sistema privato della Federal Reserve.
Nel dizionario “Black Law” si definisce la Federal Reserve come “una rete di dodici banche centrali cui appartiene la maggior parte delle banche e della quale le banche con statuto statale possono essere proprietarie. Le regole societarie impongono un investimento in azioni e delle minime riserve”.
Sono banche private quelle che possiedono le azioni della Federal Reserve. Questo venne spiegato nel dettaglio nel processo “Levis contro Stati Uniti” (seconda serie del Federal Reporter, volume 680, pagine 1239, 1341 (1982)), dove la corte disse: “Ogni “Federal Reserve Bank” è una società separata posseduta da banche commerciali della sua regione. Le banche socie eleggono i due terzi del consiglio di amministrazione composto da nove membri di ciascuna banca”.
Similmente, le banche “Federal Reserve”, nonostante siano pesantemente regolate, sono controllate localmente dalle banche socie. Dando un altro sguardo al dizionario “Black Law”, troviamo che queste banche privatamente possedute, emettono moneta: “Federal Reserve Act: legge che creò le banche della Federal Reserve che agiscono come agenti nel mantenere riserve monetarie, nell’emettere moneta sotto forma di banconote, nel prestare moneta alle banche e nella supervisione delle banche. Amministrata dal consiglio d’amministrazione della Federal Reserve (Federal Reserve Board)”.   

Le banche della FED, che sono private, emettono, ovvero creano, la moneta che usiamo. Nel 1964, la Commissione Camerale sulla Pratica Bancaria e la Valuta, il sottocomitato sulla Finanza Interna, nella seconda sessione dell’88esimo Congresso, pubblicò uno studio intitolato “Fatti sulla Moneta”, che spiegava bene che cosa è la FED:
“La Federal Reserve è una macchinetta che crea moneta. Può emettere moneta o assegni. Non ha il problema di coprire gli assegni perché può ottenere le banconote da 5 e 10 dollari, necessarie per coprirli, semplicemente chiedendo all’ufficio del conio del Ministero del Tesoro di stamparle”.
Come tutti sappiamo, chiunque abbia un sacco di soldi ha molto potere. Immaginatevi un gruppo di persone che hanno il potere di creare soldi. Immaginatevi che potere questi possono avere. Questo è quello che è la FED.
Nessun uomo denunciò maggiormente il potere della FED quanto Louis T. McFadden, il presidente della Commissione Camerale Bancaria negli anni ’30. Egli costantemente precisava che le questioni sull’emissione monetaria non dovevano essere partigiane, e criticava le amministrazioni sia di Herbert Hoover che di Franklin Roosevelt. Descrivendo la FED, nel 10 giugno 1932 (Verbale del Congresso, Camera, pagine 1295 e 1296), affermava:    

“Signor Presidente, in questo paese abbiamo una delle istituzioni più corrotte che il mondo abbia mai conosciuto. Mi riferisco al consiglio d’amministrazione della Federal Reserve ed alle banche Federal Reserve. Il cda della Federal Reserve, un cda di governo, ha fregato al Governo degli Stati Uniti ed al popolo statunitense abbastanza soldi per estinguere il debito pubblico. Le predazioni ed ingiustizie del cda della Federal Reserve e delle banche Federal Reserve, agendo assieme, sono costate a questo paese abbastanza soldi per ripagare numerose volte il debito nazionale. Questa maligna istituzione ha impoverito e rovinato il popolo degli Stati Uniti, è andata in bancarotta ed ha portato alla bancarotta il Governo. Ha ottenuto questo attraverso la cattiva amministrazione della legge che autorizzava il cda della Federal Reserve ed attraverso le combriccole corrotte che la controllano. Qualcuno pensa che le banche Federal Reserve siano istituzioni degli Stati Uniti. Non sono istituzioni statunitensi. Sono monopoli di credito privati che si basano sul popolo statunitense per beneficiare se stessi ed i loro clienti stranieri, gli speculatori e predatori interni e stranieri, e i ricchi predatori usurai. In questa oscura cricca di pirati finanziari ci sono quelli che taglierebbero la gola di chiunque per sottrargli un dollaro dalle tasche, vi sono quelli che mandano soldi negli stati per comprare i voti per controllare la nostra legislazione, e ci sono quelli che mantengono una propaganda internazionale allo scopo di ingannarci e di spingerci a fornire nuove concessioni che permetteranno loro di insabbiare le loro malefatte precedenti e di rimettere in moto il loro gigantesco treno criminale. Questi 12 monopoli privati vennero slealmente ed ingannevolmente imposti a questo paese da banchieri che vennero dall’Europa e che hanno ripagato la nostra ospitalità minando alla base le nostre istituzioni americane”.    

La FED in pratica funziona così: il Governo ha garantito il potere di emettere moneta alle banche della FED. Queste creano moneta, poi la prestano al governo caricando gli interessi. Il governo preleva la tassa sul reddito per pagare gli interessi sul debito. Su questo punto è interessante notare che sia il “Federal Reserve Act” che il sedicesimo emendamento, che dava al Congresso il potere di raccogliere la tassa sul reddito, vennero promulgati assieme nel 1913. L’incredibile potere che la FED ha sull’economia viene universalmente riconosciuto. Alcune persone, specialmente nell’ambiente bancario ed accademico, addirittura lo appoggiano. Tuttavia vi sono quanti, sia in passato che oggi, lo denunciano. Uno di questi uomini era il presidente Kennedy. I suoi sforzi vennero elencati in dettaglio nel libro “Crossfire” di Jim Marrs, del 1990:”Un altro aspetto tralasciato del tentativo di Kennedy di riformare la società americana riguarda la moneta. Plausibilmente Kennedy riteneva che, ritornando alla Costituzione, la quale afferma che solamente il Congresso può coniare e regolare la moneta, il crescente debito nazionale poteva essere ridotto smettendo di pagare interessi ai banchieri del sistema della Federal Reserve, che stampava cartamoneta e la prestava al governo contro interessi. Egli si mosse in questo campo il 4 giugno 1963, firmando l’Ordine Esecutivo 11110 che chiedeva l’emissione di 4.292.893.815 dollari in banconote statunitensi attraverso il Tesoro anziché usando il tradizionale sistema della Federal Reserve. Quello stesso giorno, Kennedy firmò una legge che cambiava la garanzia dei biglietti da 1 e 2 dollari – da argento in oro – aggiungendo forza all’indebolita valuta statunitense.   

Il “Comptroller of the currency” di Kennedy, James J. Saxon, venne in contrasto con gli organi della Federal Reserve per qualche tempo, incoraggiando poteri di maggior investimento e di credito per le banche che non erano parte della FED. Saxon aveva anche stabilito che queste banche potessero sottoscrivere titoli statali e locali, indebolendo così maggiormente le banche della dominante FED.
Venne emessa una serie di banconote-Kennedy – l’autore possiede tutt’oggi uno di questi biglietti da cinque dollari con l’intestazione “United States Note” – ma vennero presto ritirate dalla circolazione dopo la morte di Kennedy. Secondo informazioni reperibili nella libreria del Comptroller of the Currency, la legge 11110 è ancor oggi in corso di validità legale, anche se le amministrazioni successive, ad iniziare con quella del presidente Lyndon Johnson, l’hanno – apparentemente – semplicemente ignorata tornando alla pratica di pagare interessi sulle banconote della FED. Oggi continuiamo ad usare banconote della Federal Reserve, ed il deficit ha raggiunto il suo massimo storico.
Il fatto è che le tasse sul reddito che state pagando (IRS) non vengono usate per servizi governativi. Non vi sarebbero danni per voi, o per la nazione, se si riducesse legalmente o si eliminasse questo tipo di tassa.  

  

  

  

  

 

Posted in BANCHE E SIGNORAGGIO | Commenti disabilitati su La parentesi monetaria di Kennedy

Il Procuratore Generale Tarquini spiega la truffa di Bankitalia

Posted by mrdrago88 su 1 gennaio 2010

Il Procuratore Generale Tarquini spiega la truffa di Bankitalia
Visto su http://sebastianoscrofina.blogspot.com/2004/12/il-procuratore-generale-tarquini.html

Tratto da “La banca, la moneta e l’usura – La Costituzione tradita”, di Bruno Tarquini [*], già Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello dell’Aquila (ed. Controcorrente, Napoli 2001)

“Le anomalie di un bilancio […] la Banca d’Italia, nei propri bilanci, iscrive tra le poste passive la moneta che immette in circolazione. Questo ritiene di poter fare in virtù di un mero gioco di parole, che si risolve in definitiva in una presa in giro del popolo, sfruttando in modo truffaldino la formula che ancora si trova scritta sulle banconote (“Lire centomila – pagabili a vista al portatore” – firmato “Il Governatore”) e che, oggi, non avrebbe più alcuna ragione di essere, perché non significa nulla [1].
Infatti si tratta di un’obbligazione che l’istituto bancario si assumeva nel passato (nel tempo, cioè, in cui vigeva la convertibilità del biglietto di banca in oro) di convertire appunto la carta moneta nel metallo prezioso che ne costituiva la garanzia (base aurea).
Nei tempi attuali, in cui quella convertibilità è stata abolita ed è stato imposto il corso forzoso della moneta cartacea, quella “promessa di pagamento a vista” ha perduto ogni contenuto e non può, quindi, avere alcun valore. Tuttavia la Banca d’Italia ritiene ancora di potersene avvalere, confidando che la mera apparenza, che ancor oggi conservano i biglietti di banca, di cambiali a vista, e quindi formalmente di debito, le possa consentire legittimamente di considerare la moneta immessa in circolazione come una propria passività da iscrivere in bilancio tra le poste passive. Ed è noto come l’aumento artificioso del passivo, in un bilancio societario, determini un illecito annullamento dell’attivo [2].

Quindi l’Istituto di Emissione immette in circolazione banconote che sono non solo prive di alcuna copertura (neanche parziale) o garanzia, ma anche strutturate come false cambiali, che da un lato offrono una parvenza di legalità alla loro iscrizione nel passivo dell’azienda, dall’altro costituiscono un “debito inesigibile”, come affermano le stesse autorità monetarie, inventando una fattispecie giuridica di cui facilmente si può misurare l’assurdità. A parte, infatti, che la inesigibilità non può che riguardare il credito (perché è questo che, caso mai, non può essere esatto), con la formula del “debitore inesigibile” si fa decidere allo stesso debitore di non pagare il debito.
Una cosa è dire che “il credito” è inesigibile perché il debitore non può pagare, altra cosa è invece dire che esso è inesigibile perché il debitore (la Banca Centrale) per legge ha la garanzia di non dover pagare.
Riassumendo, delle due l’una: o la Banca d’Italia non è proprietaria della moneta al momento dell’emissione (come hanno affermato i rappresentanti del governo rispondendo alle interrogazioni parlamentari) ed allora appare del tutto ingiustificato che ne tragga un utile, tanto più che la banca stessa assume di essere debitrice dei simboli monetari emessi, così da iscriverli come posta passiva nel proprio bilancio; oppure la Banca Centrale (contrariamente a quanto dichiarato dai due Sottosegretari di Stato) è proprietaria di quella moneta e con giustificazione (solo apparente) ne ritrae un utile dal suo prestito al sistema economico nazionale, ma allora assume i contorni di un fatto illecito far figurare come poste passive operazioni che sono invece indubbiamente attive.”
Note:
[*] Bruno Tarquini è nato ad Avezzano (L’Aquila) nel 1927. Laureatosi in giurisprudenza nel 1948 presso l’Università di Roma, è entrato giovanissimo in magistratura, percorrendone tutti i gradi. E’ stato pretore a Roma e, dal 1955, al Tribunale di Teramo, prima come giudice, poi come presidente; nel 1986 è stato trasferito alla Corte d’Appello dell’Aquila, dove ha svolto le funzioni di presidente della sezione penale e della Corte d’Assise di secondo grado, infine, nel 1994, è stato nominato Procuratore Generale della Repubblica presso la stessa Corte d’Appello. Gli studi giuridici e l’attività professionale non gli hanno impedito di alimentare le sue curiosità intellettuali, con particolare riguardo alla storia.
[1] Provi il cittadino a presentarsi ad uno sportello qualsiasi della Banca d’Italia, esibisca una banconota contenente quella (ormai inutile) promessa di pagamento e chieda di essere “pagato a vista”. E’ probabile che venga preso per matto!
[2] Sarebbe di certo giuridicamente infondato sostenere la legittimità della indicazione nel passivo della moneta al momento della emissione (ed a maggior ragione durante la sua circolazione), facendo ricorso a quanto stabilisce l’art.2424 del codice civile, secondo il quale il bilancio delle società per azioni deve indicare nel passivo (tra l’altro) anche “il capitale sociale al suo valore nominale…”, poiché non vi è alcun dubbio che nella massa di moneta creata e messa in circolazione dalla Banca Centrale non può sicuramente identificarsi il capitale sottoscritto e depositato dagli azionisti (“partecipanti”), dei quali costituisce un credito e, quindi, per la società un debito. Quella moneta la stessa Banca d’Italia – come si dirà più oltre – la definisce “merce”.

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Il segreto del capitale

Posted by mrdrago88 su 22 dicembre 2009

Maurizio Blondet – “Schiavi delle banche” – http://www.effedieffe.com

Avete accumulato un piccolo o grande risparmio: 50 mila euro, 100 mila. Anche 500 mila, se siete un dentista o un bottegaio. La propaganda del capitalismo terminale vi invita, anzi vi spinge, vi obbliga a farlo fruttare: nel futuro, vi dice la sirena seduttrice, vi ritroverete con una bella somma, ben accresciuta, che renderà serena la vostra vecchiaia.
Voi, perciò, affidate i vostri risparmi a un fondo d’investimento, a un fondo pensione. Se i risparmi sono alti, a una società di gestione dei patrimoni. Ogni fondo ha un gestore: un esperto, uno che sa – diversamente da voi – come far fruttare i vostri soldi. Li impiega in azioni e obbligazioni, da esperto qual è: i titoli più lucrosi, nel mix più sapiente.
La realtà è un po’ diversa. La prima cosa che fa’ il gestore, appena ricevuti i vostri soldi, è: comprarsi la Mercedes più grossa sul mercato, aggiungervi una Porsche per i suoi week-end, accaparrarsi un attico di lusso. Per vivere da ricco.
La Mercedes nuova del gestore dovrebbe suscitare qualche sospetto. Si sta occupando davvero di far diventare ricchi noi? La Mercedes l’ha comprata coi soldi nostri; fossero stati suoi, magari, avrebbe scelto un modello più economico. Speriamo almeno che accresca il nostro risparmio, il nostro modesto capitale.

In realtà, i gestori dei fondi, in media, non riescono quasi mai a battere l’indice. Lo hanno provato studi seri (1): perdono soldi più o meno come avreste fatto voi, se aveste giocato in Borsa personalmente.
Almeno vi sareste rovinati da soli, senza pagare commissioni. Perché questo è il punto: perda o vinca, per il gestore è lo stesso. Lui, guadagna sempre: si fa pagare per gestire i vostri risparmi. In anticipo. Grasse commissioni. Il capitale, del resto, mica è suo: è vostro. Suo è il lucro.
Ancor peggio, se vi consigliano di mettere i soldi in azioni. Dicono in America: sulla porta di Wall Street (la Borsa) c’è una scritta: Caveat Emptor, stia attento il compratore. Ma questa scritta la vedono solo gli esperti, gli speculatori professionali. E, loro, non hanno nessun interesse ad aprirvi gli occhi, perché la vediate anche voi.
Anzitutto, non vi avvertono che la Borsa è come la caccia alla volpe: un gioco per grandi abbienti. Anche negli Stati Uniti, dove tutti hanno qualcosa in azioni, il 10 per cento delle famiglie detiene l’86 per cento dei titoli. Uno degli scopi primari (e il meno confessato) della Borsa è di fabbricare capital gains (profitti sul capitale) per consentire ai miliardari di evitare le tasse: il prelievo fiscale sui redditi di lavoro è aggressivamente progressivo, sui capital gains o è zero, o è a percentuale piatta (non aumenta col reddito). Ma la Borsa serve anche per fabbricare perdite, in modo da compensare profitti: sempre per consentire ai signori di sfuggire al fisco.

Tuttavia, la Borsa ha bisogno dei piccoli risparmiatori. Altrimenti, essendo un gioco a somma zero (2), chi potrebbero spogliare i professionisti dell’azzardo?
Da qui l’invito generale, nei tempi del capitalismo ultimo, a diventare tutti azionisti.
Lo chiamano capitalismo democratico: senza dire che esso presenta per il padronato alcuni vantaggi collaterali. Per esempio, se un’azienda paga i suoi lavoratori, in parte, con proprie azioni (come avviene in Usa, e si vorrebbe cominciare a fare in Europa), su quell’emolumento non deve sborsare i contributi previdenziali. Cercano di stimolare persino il vostro patriottismo: mettendo i risparmi in Borsa, finanziate le aziende italiane (non è vero: le imprese si finanziano sul mercato dei titoli solo in percentuale marginale; per lo più s’indebitano con le banche, emettono bond od obbligazioni, o presso merchant bank).
Sempre più seducente, si ripete l’urgente invito a investire i risparmi nei fondi, anche per assicurarsi la pensione: tra vent’anni, il vostro pacchetto di azioni avrà preso un bel valore, e potrete cominciare a realizzarlo. E’ una frode (3): le azioni, fra vent’anni, saranno quasi sicuramente ribassate. Per il solo fatto che allora ci saranno meno italiani di oggi, e quindi la domanda di azioni sarà più debole.
Negli anni ’70, un analista americano di nome Gelvin Stevenson provò a confrontare le performances borsistiche secondo le varie classi di reddito: scoprì che chi ha redditi alti vince, e chi ha redditi bassi, tendenzialmente, perde. E che perde tanto più, quanto più il suo reddito è basso.

Fino a pochi anni fa, gli agenti di Borsa – mediatori necessari, se volete acquistare azioni – erano una casta chiusa, un monopolio. Questi sacerdoti del mercato e del rischio, stranamente, si erano protetti da ogni rischio, e dalla concorrenza sui prezzi. Si facevano pagare in commissioni fisse. Ancor oggi, che vincano o perdano (coi soldi vostri), ha poca importanza: loro incassano per ogni transazione che operano a vostro nome.
A volte comprano e acquistano coi soldi vostri, solo per accrescere il loro onorario. Diversi anni fa, a New York, un povero risparmiatore di nome Guy R. Pierce affidò il suo modesto gruzzolo, 3 mila dollari, agli agenti Richard, Ellis & Co. Nel giro di un mese, Pierce ritrovò il proprio patrimonio ridotto a 110,98 dollari in liquidità e 50 dollari in azioni.
Come scoprì il giudice a cui il malcapitato si rivolse, il suo agente era giunto ad operare sul conto del cliente, in un mese, “fino a 15 acquisti di un solo titolo per complessivi 31 mila dollari, e altrettante vendite di quel solo titolo per oltre 26 mila dollari. In un caso il broker vendette allo scoperto un titolo per ricomprarlo lo stesso giorno, perdendo in entrambe le transazioni”. Per questa splendida performance, la Richard, Ellis & Co. addebitò a Pierce commissioni per 1022 dollari.
Il capitalismo terminale, finanziario, come tende a retribuire il minimo possibile il lavoro, così tende a non retribuire il risparmio. In ogni caso, la sua vittima predestinata è il lavoratore-produttore, colpito da due parti: da salariato, e da risparmiatore.
Il risparmio è una sciagura, di questi tempi. Come Pinocchio, incauto, mostra al Gatto e alla Volpe i suoi zecchini d’oro, così accade a voi risparmiatori quando mettete il denaro risparmiato in banca. In tal modo, il Gatto e la Volpe sono al corrente di quanto avete. Da quel momento, hanno un solo pensiero: portarvi via i soldi. Già il bancario allo sportello, ben istruito, vi fa’ notare che tenete cifre troppo grosse sul conto corrente, che non rende niente (ma non è la banca a fare in modo che non renda niente?). Mettetelo nei nostri fondi, il vostro capitale. Che rendono il 3, il 5. Detratte, come ovvio, spese e commissioni. A Pinocchio, il Gatto e la Volpe parlarono di un favoloso orto, dove gli zecchini, seminati, avrebbero generato alberi di zecchini, con frutti d’oro.

Voi risparmiatori venite convinti, né più né meno di Pinocchio, che quel campo dei miracoli esiste. E dove sia, lo sa solo il gestore.
Invece, se proprio le cose vanno bene – se la Borsa sale, una situazione in cui anche gli inesperti guadagnano – il gestore sì farà fruttare il vostro risparmio il 7, anche il 18 per cento; ma a voi, fateci caso, sarà attribuito il 4, o il 14 per cento. Il resto, arricchisce i gestori.
Se le cose vanno male in Borsa e il gestore (come sareste capace di fare anche voi) perde, il danno è tutto vostro. Non rivedrete più il vostro capitale. Ve ne daranno due o tre motivi.
Primo: “non le conviene uscire adesso”. Secondo: “il suo capitale, in questo momento, non è liquido” (i titoli non sono realmente liquidi, ossia vendibili in tempi di crisi, di calo rapido dei corsi: nessuno li compra). Fino al terminale argomento: “il suo capitale è perduto. Non sapeva di averlo impiegato in un investimento a rischio?”.
E’ il metodo del Gatto e della Volpe. Il vostro capitale, per loro, è un fastidioso passivo: perché devono pagarvi qualcosa, un interesse, un frutto, sborsandolo di tasca loro. L’attivo, per loro, non è il vostro capitale, sono i frutti che loro possono introitare, moltiplicati, dal vostro risparmio. Quelli, se li tengono loro quanti più possono.
Ma allora che fare? Lasciare i soldi in banca, su conto corrente che non rende niente? Perché almeno sono liquidi, cioè li potete ritirare in ogni momento? Ah, poveri imperdonabili Pinocchi: voi ignorate tutto della banca, ignorate i trucchi del credito, ignorate gli impegni che avete assunto quando avete messo i soldi in banca. E’ appunto sulla vostra ignoranza che ingrassano i finanzieri, gli speculatori, i banchieri. Il trucco comincia lì, proprio nella banca.
La banca vi fa’ credere che presta il vostro denaro ad attività produttive. Se avete messo 100 mila euro in deposito, essa presta – vi fa’ credere – i 100 mila euro a un imprenditore che chiede un fido. Così spiega la forbice fra il tasso passivo che paga a voi – l’1 per cento d’interesse, che con l’addebito delle spese diventa lo 0 per cento, o addirittura un interesse negativo (e voi già ci perdete, per il solo fatto di aver affidato i soldi alla banca) – e il tasso attivo che fa’ pagare all’imprenditore, indebitandolo: il 7 per cento, magari il 12 o più.

Voi credete che questo sia il lucro della banca: 7 meno 1, 12 meno uno. In percentuale su quei 100 mila euro, fa’ un guadagno di 7mila o 12mila. Un po’ eccessivo, ma insomma la banca corre dei rischi: l’imprenditore può diventare insolvente, la banca ha delle spese. Il lucro è legittimo.
Così credete voi. Ma la banca, sul vostro deposito, in realtà lucra non il 7 ma il 28%, non il 12 ma il 48%. La banca ha davvero scoperto il campo moltiplicatore degli zecchini; solo, non ve ne fa partecipi. A voi, riconosce solo l’1 per cento.
Come avviene? Dov’è il trucco?
Il trucco è: quando voi depositate in banca 100 euro, la banca può creare fra i 10 e i 20 prestiti da 100 euro ciascuno: ossia “crea” moneta per mille o duemila euro. Nei paradisi fiscali, dove non si richiedono riserve obbligatorie, anche di più, fino a 10 mila euro. E su tutto quel denaro inventato e dato a prestito la banca lucra gli interessi.
Ma come fa’ la banca, obietta Pinocchio, a prestare denaro che non ha in cassa? Può perché sa che i depositanti non ritireranno tutti insieme la totalità dei loro depositi, né i debitori realizzeranno di colpo i loro fidi (4). Lo faranno a poco a poco, secondo necessità; lo faranno per lo più emettendo assegni, non ritirando contanti. Basterà il flusso di cassa (il debitore paga gli interessi con denaro vero) per consentire alla banca di pagare contanti ai depositanti, relativamente pochi, che chiedono soldi veri. Per mantenere il pubblico nell’illusione che la banca è solvente, che i soldi li ha (5).
Ma quei soldi, non sono altro che scritture contabili. Tra l’85 e il 95 per cento del denaro circolante è creato dalle banche. Attraverso l’apertura di credito. Moneta-credito. Moneta scritturale, come si dice nel gergo della banca. O anche, in America: moneta creata dall’aria, fiat money. O come dice Maurice Allais, l’unico economista Nobel affidabile: moneta creata ex nihilo (6).
“Ex nihilo”: può essere più chiaro? Ezra Pound, che aveva compreso il trucco, ne era diventato quasi pazzo nello sforzo di avvertirne il pubblico, di gridarlo in versi ruggenti, di svegliare Pinocchio, l’ingannato, dalla sua auto-illusione. Citava di continuo la definizione che l’Enciclopedia Britannica, monumento del pensiero politicamente corretto, dava della banca: “la banca lucra gli interessi dal denaro che crea dal nulla”. (7) Ogni banca, avendo in cassa depositi per cento euro, paga per quel deposito l’1 per cento; poi ne presta almeno 400 al 7 per cento, lucrando 28 euro di interessi.

Si può essere più chiari di così?
Ma Pinocchio continua a dormire: noi, voi. Pound sapeva anche questo, e citava una frase che il primo lord Rotschild avrebbe pronunciato nel 1861: “pochissimi capiranno il sistema, e quelli che lo capiranno saranno occupati a far soldi. Il pubblico probabilmente non capirà che è contro il suo interesse”.
E’ così. Talora, in certi momenti roventi della storia economica, specie in Usa, le banche hanno creato denaro dal nulla in percentuali enormi, senza il più flebile rapporto coi depositi di cui avevano l’affidamento. In quei rari momenti, tragici crack che rovinavano milioni di uomini e donne, il loro bluff è stato rivelato: troppi depositanti si sono precipitati allo sportello per riprendersi i soldi, e si è visto che la banca, quei soldi, non li aveva. Ma da tempo hanno imparato la quota di espansione della moneta falsa che non inquieta i gabbati risparmiatori.
Nei paesi europei, questa quota è fra quattro e sei volte i depositi. Da noi per esempio, con una riserva obbligatoria del 15%, le banche possono, su depositi ammontanti a 2 milioni di euro, fare crediti per 11.333.333 milioni: quasi il sestuplo. E sulla differenza, 9.333.333, la banca estrae gli interessi.
E’ denaro falso. E’ denaro vuoto. Ma il denaro, anche falso, comanda il lavoro: l’imprenditore che ha ottenuto un fido fa’ sgobbare gli operai e funzionare i macchinari, per guadagnare tanto da restituire i ratei del capitale con gli interessi. Così il denaro vuoto si riempie con la vera fonte della ricchezza, che è il lavoro e il sudore degli uomini.
Ma così, la banca preleva continuamente un tributo occulto su tutte le attività produttive dell’uomo. Ogni lavoratore, ogni imprenditore, è suo schiavo. Basta che la banca espanda il credito (crei pseudo-capitale) e vedrete i lavoratori accelerare il ritmo, sudare e affannarsi come burattini impazziti per pagare gli interessi sul debito, su quel denaro falso; basta che restringa il credito, e i lavoratori saranno licenziati a migliaia.

Anche se noi, personalmente, non prendiamo a prestito denaro dalle banche, tuttavia paghiamo degli interessi, senza saperlo, come consumatori. Infatti ogni prezzo che paghiamo, ogni merce o servizio che compriamo, contiene un certo ammontare di interessi. Margrit Kennedy, una economista del centro-studi Hermann Institut Deutschland, ha provato a determinare la quota d’interessi che paghiamo (alle banche) per alcuni servizi pubblici in Germania. Per la raccolta dei rifiuti (un’attività che impiega poche macchine e molta manodopera), tale quota è il 12% del prezzo. Per l’acqua potabile, il 38%. Per l’edilizia popolare, il 77%. In media, su tutti i beni e i servizi, paghiamo il 50% di interessi.
Nei tempi medievali, i sudditi pagavano al signore feudale, o alla Chiesa, “la decima”, ossia solo il 10% dei loro introiti. Oggi paghiamo cinque volte la decima ai prestatori di capitale. Il feudalesimo non è tramontato; s’é rafforzato, sotto altra forma.
La sola salvezza sarebbe non stare al gioco. Ridurre l’indebitamento delle famiglie e delle industrie, e degli Stati. Ma le banche non lo consentono: esse vogliono indebitare il mondo, perché il mondo lavori per esse.
Ecco perché Ezra Pound scrisse quella frase strana, per avvertirci: “un popolo che non s’indebita fa’ rabbia agli usurai”.
Perché sarebbe ben possibile allo Stato emettere moneta libera da interessi, moneta liberatrice dalla schiavitù delle banche e dalla necessità d lavorare per le banche. Ma questa prerogativa è, in Europa, positivamente vietata dal Trattato di Maastricht, nell’articolo 104.
Perché le banche indebitano, in modo primario ed essenziale, i governi. Gli Stati. Questi non possono stampare moneta; devono emettere Buoni del Tesoro, titoli in cui riconoscono il loro debito, e consegnarli alla Banca Centrale, che emette moneta per un valore pari ai titoli emessi. In tal modo, anche sulla moneta della nazione la banca – perché la Banca Centrale è dovunque proprietà privata delle banche – preleva un interesse, i frutti dei Buoni.

Solo pochi statisti hanno osato stampare moneta di Stato, non gravata da interessi. Quei pochi, pochissimi, hanno provato sul loro corpo la rabbia degli usurai. Nessuno di loro è morto tranquillo nel suo letto.
Alla fine del 1862 Abramo Lincoln ebbe bisogno di 449 milioni di dollari di allora per finanziare la guerra di secessione, in pieno corso. Le banche si offrirono di creare quella moneta con il solito metodo: ma chiesero il 30% d’interesse, per via dei rischi della guerra che rendevano lo Stato debitore a rischio d’insolvenza. Lincoln allora ricorse al potere che gli veniva dalla costituzione americana, articolo 1: sottopose al Congresso, che l’approvò, la proposte di emissione di banconote di Stato (greenback), prestito che il popolo può fare a se stesso, senza pagare gli interessi.
In piena guerra, si videro l’agricoltura e l’industria nordiste tornare a fiorire. Il lavoro umano, comandato da denaro abbondante, riempì quei biglietti di ricchezza reale. Nel 1864 Lincoln si ricandidò alla presidenza, dichiarando pubblicamente la sua intenzione di continuare ad emettere moneta di Stato, invece che acquistarla ai banchieri di Londra.
Secondo una tradizione difficile da controllare, il superbanchiere londinese sir Goschen (ebreo) disse ai suoi pari: “se questa insana politica finanziaria perdurasse, quel governo fornirà la propria moneta a costo zero. Non avrà alcun debito. Avrà tutto il denaro necessario per i suoi commerci. Questo governo dev’essere distrutto, o distruggerà ogni monarchia del mondo”. Era l’inizio del 1865. Il 14 aprile dello stesso anno, Lincoln cadeva sotto le revolverate di un sicario.
Era accaduto già ad Alexander Hamilton, il segretario al Tesoro di George Washington, fondatore della banca nazionale americana, emettitrice di banconote di Stato: fu ucciso in duello, non ancora cinquantenne, da uno spadaccino professionale.
Sarebbe accaduto anche a Hitler, colpevole di aver ridotto al minimo le transazioni valutarie nei commerci internazionali, sostituendolo con un sistema di scambio di merci fisiche.
Anche su Ezra Pound, come sappiamo, calò la vendetta degli usurai. Egli aveva cercato di proclamare al mondo il trucco del capitale: i soldati americani lo esposero in una gabbia nella Pisa liberata. Poi, per 13 anni, fu recluso in manicomio. Il più grande poeta americano.

di Maurizio Blondet

Note

[1] J. Nikonoff, La comédie des fonds de pension, Parigi 1999.
[2] A somma zero è ogni gioco in cui se uno dei giocatori guadagna, è perché altri giocatori hanno perso la stessa cifra. La roulette, anzi ogni gioco d’azzardo, è un gioco a somma zero. L’economia reale non è un gioco a somma zero persino nel caso peggiore: quando io compro un televisore o un orologio potrò perderci qualcosa (se lo pago più del dovuto), ma entro pur sempre in possesso di un bene reale, che vale più di zero. Nei casi migliori, l’economia è un gioco in cui, più o meno, tutti guadagnano. L’economia non è una torta da cui si tagliano fette più sottili, quanti più sono gli invitati. L’economia è il pasticciere capace di fare una torta più grande, quando ci sono più invitati.
[3] La demografia lo predice ineluttabilmente: la generazione attualmente matura, quella del baby boom, è molto numerosa. Affollando la Borsa, fa’ rincarare le azioni. In vecchiaia dovrà realizzare, ossia vendere le azioni che ha acquistato oggi, in tempi di forte domanda; e le venderà alla prossima generazione, che è molto meno numerosa (e meno ricca). Quindi ci sarà un’offerta eccessiva di azioni, e una debole domanda. Bisognerà svendere le azioni. Allora i gestori dei fondi, che dovevano garantirvi la vecchiaia, vi diranno: “è la legge del mercato”.
Cfr. Bernard Maris, O la Borsa o la vita, Milano 2001, p. 70.
[4] Fu la famiglia ebraica Del Banco, a Pisa, nel ‘200, a inventare il giroconto, la girata sugli assegni e sui conti fra cambiavalute, la tecnica bancaria che consente la moltiplicazione della moneta scritturale, la creazione dal nulla. I Del Banco cambiarono poi nome nei secoli: in Germania si chiamarono Kassel, poi von Warburg; emigrati in America, divennero i banchieri Warburg.
[5] Le banche temono sommamente, infatti, la corsa dei depositanti agli sportelli, come avviene in caso di crisi. Avvenne nel ’29, è avvenuto nel 2000 in Argentina. Allora si vede il bluff: i conti che il cliente crede liquidi, immediatamente disponibili, non lo sono affatto. In Argentina, i depositanti hanno potuto ritirare solo 100 dollari a settimana. Anche in Italia, chi chiede più di 2500 euro in contanti dal suo conto, deve dare un preavviso di tre giorni. Il denaro, semplicemente, non c’è.
[6] “Essenzialmente, l’attuale creazione di denaro ex nihilo operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. In concreto, i risultati sono gli stessi. La solo differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto” (Maurice Allais, La crise mondiale aujourd’hui, Parigi 1991).
[7] Come ha scritto uno che il trucco lo ha praticato: “solo a posteriori l’osservazione del bilancio di ogni banca fa’ apparire che essa ha trasformato certi depositi in certi crediti. Mentre il processo fondamentale [del funzionamento bancario] è esattamente inverso: le banche prese nel loro insieme creano dei crediti, che solo in seguito alimentano con le masse monetarie e semi-monetarie [col flusso degli interessi lucrati sul denaro ex nihilo]”. Il sincero esperto in questione è Jean-Yves Haberer, ispettore alle finanze del governo francese, segretario di Stato (1986-88), e presidente esecutivo del Crédit Lyonnais (Haberer, Monnaie et politique, Parigi, 1996, p.240).

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Che cos’è una banca?

Posted by mrdrago88 su 22 dicembre 2009

tratto da Cosa diavolo sono venuta a fare su questa terra? di Ghislaine Lantot

E’ la casa della paura che ospita il denaro e il suo esattore, l’interesse.
Quando ci metto piede, cerco di tenere ben presente che mi trovo in una istituzione bancaria. La direttrice e i suoi impiegati possono essere molto gentili e servizievoli, ma non dimentico che sono al servizio della banca. Sono remunerati grazie alle mie commissioni sul denaro che mi estorcono. lo fanno in modo molto educato e gentile per ottenerlo. Una volta che l’hanno ottenuto, diventano spietati. Se non pago le scadenze sulla casa, ad esempio, la vendono e si tengono per sé tutto il denaro…anche se ne ho già pagato una buona parte. le banche sono istituzioni private a scopo di lucro. Il loro fine non è quello di farmi un favore, ma di estorcermi più denaro possibile. Tutti i mezzi sono buoni. I clienti sono catalogati in base al potenziale rendimento per la banca. I ricchi hanno diritto a favori e sono corteggiati: sorriso della direttrice e nessuna attesa in coda. I poveri non ricevono nessuna attenzione da parte della direttrice e fanno la coda.
E non dimentico neanche che le banche mi prestano aria: denaro che non hanno. Se i clienti venissero tutti a reclamare i loro soldi, potrebbero rimborsare solo un 5%…e poi chiuderebbero i battenti. Non hanno che un 10% (e spesso meno) del denaro che prestano. Ci prelevano sopra gli interessi. Esigono che io rimborsi il denaro aria che mi hanno prestato. E’ una frode. Niente da stupirsi se sono ricche. Quel che fa stupire, al contrario, è che io faccia affari con queste; che io accetti di farmi defraudare. Dov’è finito il mio amor proprio? -li ho venduti, lui e la mia anima, in cambio di protezione e/o di comodità. Esistono miliardi di risparmi dei cittadini nel paese. Tutto intorno a me, è pieno di persone che hanno soldi. Perché vado a fare affari con dei noti truffatori? Può darsi che io preferisca “farmi imbrogliare a colpo sicuro” da una banca piuttosto che “rischiare di farmi imbrogliare” da una amica?…E che l’amica preferisca farsi imbrogliare dalla banca per gli stessi motivi?…La paura di farsi imbrogliare. Io non faccio più affari con le banche. E non vado neanche a chiedere al lupo di far la guardia al mio ovile… Non ci tengo un conto. E, se ho depositato dei soldi, mi affretto a ritirarli. Prendo coscienza del fatto che solo un 5% delle persone può ricuperare il suo denaro. Per i rimanenti 95% rimane solo aria. Mi sbarazzo anche delle loro carte di credito, di debito, ecc. Mi fa piacere pagare in contanti. Mi sento ricca quando ho dei soldi in tasca. Prendo a prestito e presto dei soldi SENZA INTERESSI direttamente dalle persone. Ed è assai simpatico. Creo nuovi modi di fare le cose!

La Banca Centrale:
E’ una banca nazionale gestita da società private. E’ autorizzata dal governo a emettere denaro -aria a partire dal niente- per dei prestiti. E’ un’istituzione privata a fini di lucro. Detiene il monopolio privato della valuta del paese. Si è mascherata da banca nazionale, federale, banca di Stato. Ha un nome che induce in errore: Federal Reserve, negli USA; Banca di Francia, in Francia; Banca del Canada, in Canada; Banca d’Inghilterra, in Inghilterra. Esse controllano l’emissione del denaro: la quantità di denaro disponibile, il valore del denaro, i tassi d’interesse. Il paese non può dire una parola. “Lasciatemi emettere e controllare la valuta di una nazione e me ne infischio di chi formula le leggi”, ha dichiarato Amschel Moses Rothschild, nel 1790, dalla sua banca di Francoforte, in Germania. Ogni paese ha ora la sua banca centrale. E’ un rapimento finanziario, politico e legale del paese. Per ricompensa di servizi resi i politici si vedono accordare lo svago di spendere a volontà; prendono a prestito del denaro -con interesse composto- dalla banca centrale e rifilano il conto al popolo aumentando le tasse. E’ in questo modo che il Denaro prende il controllo dell’economia di un paese e fa la legge. Con la legge costringe il popolo a pagare l’imposta sul reddito cha va direttamente in tasca al Denaro. Bisognava pensarci.

La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale
La Banca Mondiale è la banca del governo mondiale, l’ONU. Il Fondo Monetario Internazionale è il suo esattore. Decidono delle politiche mondiali della finanza e dell’economia internazionali in seno alle loro società segrete, “La Commissione Trilaterale” e il “Bilderberg“. Inoltre, attraverso la BM e il FMI, le impongono ai paesi con l’intermediario delle banche centrali. La loro tattica (governanti segreti) è sempre la stessa: la BM e il FMI indebitano il paese, lo prosciugano -esso e i suoi abitanti- con l’interesse sul debito; impongono la loro economia dei profitti ad ogni costo alle imprese del paese e si impossessano delle risorse del paese per il mancato pagamento del debito. Uno dei modi per arrivarci, è quello di privatizzare le risorse e i servizi pubblici. 

E’ la casa della paura che ospita il denaro e il suo esattore, l’interesse.
Quando ci metto piede, cerco di tenere ben presente che mi trovo in una istituzione bancaria. La direttrice e i suoi impiegati possono essere molto gentili e servizievoli, ma non dimentico che sono al servizio della banca. Sono remunerati grazie alle mie commissioni sul denaro che mi estorcono. lo fanno in modo molto educato e gentile per ottenerlo. Una volta che l’hanno ottenuto, diventano spietati. Se non pago le scadenze sulla casa, ad esempio, la vendono e si tengono per sé tutto il denaro…anche se ne ho già pagato una buona parte. le banche sono istituzioni private a scopo di lucro. Il loro fine non è quello di farmi un favore, ma di estorcermi più denaro possibile. Tutti i mezzi sono buoni. I clienti sono catalogati in base al potenziale rendimento per la banca. I ricchi hanno diritto a favori e sono corteggiati: sorriso della direttrice e nessuna attesa in coda. I poveri non ricevono nessuna attenzione da parte della direttrice e fanno la coda.
E non dimentico neanche che le banche mi prestano aria: denaro che non hanno. Se i clienti venissero tutti a reclamare i loro soldi, potrebbero rimborsare solo un 5%…e poi chiuderebbero i battenti. Non hanno che un 10% (e spesso meno) del denaro che prestano. Ci prelevano sopra gli interessi. Esigono che io rimborsi il denaro aria che mi hanno prestato. E’ una frode. Niente da stupirsi se sono ricche. Quel che fa stupire, al contrario, è che io faccia affari con queste; che io accetti di farmi defraudare. Dov’è finito il mio amor proprio? -li ho venduti, lui e la mia anima, in cambio di protezione e/o di comodità. Esistono miliardi di risparmi dei cittadini nel paese. Tutto intorno a me, è pieno di persone che hanno soldi. Perché vado a fare affari con dei noti truffatori? Può darsi che io preferisca “farmi imbrogliare a colpo sicuro” da una banca piuttosto che “rischiare di farmi imbrogliare” da una amica?…E che l’amica preferisca farsi imbrogliare dalla banca per gli stessi motivi?…La paura di farsi imbrogliare. Io non faccio più affari con le banche. E non vado neanche a chiedere al lupo di far la guardia al mio ovile… Non ci tengo un conto. E, se ho depositato dei soldi, mi affretto a ritirarli. Prendo coscienza del fatto che solo un 5% delle persone può ricuperare il suo denaro. Per i rimanenti 95% rimane solo aria. Mi sbarazzo anche delle loro carte di credito, di debito, ecc. Mi fa piacere pagare in contanti. Mi sento ricca quando ho dei soldi in tasca. Prendo a prestito e presto dei soldi SENZA INTERESSI direttamente dalle persone. Ed è assai simpatico. Creo nuovi modi di fare le cose!

La Banca Centrale:
E’ una banca nazionale gestita da società private. E’ autorizzata dal governo a emettere denaro -aria a partire dal niente- per dei prestiti. E’ un’istituzione privata a fini di lucro. Detiene il monopolio privato della valuta del paese. Si è mascherata da banca nazionale, federale, banca di Stato. Ha un nome che induce in errore: Federal Reserve, negli USA; Banca di Francia, in Francia; Banca del Canada, in Canada; Banca d’Inghilterra, in Inghilterra. Esse controllano l’emissione del denaro: la quantità di denaro disponibile, il valore del denaro, i tassi d’interesse. Il paese non può dire una parola. “Lasciatemi emettere e controllare la valuta di una nazione e me ne infischio di chi formula le leggi”, ha dichiarato Amschel Moses Rothschild, nel 1790, dalla sua banca di Francoforte, in Germania. Ogni paese ha ora la sua banca centrale. E’ un rapimento finanziario, politico e legale del paese. Per ricompensa di servizi resi i politici si vedono accordare lo svago di spendere a volontà; prendono a prestito del denaro -con interesse composto- dalla banca centrale e rifilano il conto al popolo aumentando le tasse. E’ in questo modo che il Denaro prende il controllo dell’economia di un paese e fa la legge. Con la legge costringe il popolo a pagare l’imposta sul reddito cha va direttamente in tasca al Denaro. Bisognava pensarci.

La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale
La Banca Mondiale è la banca del governo mondiale, l’ONU. Il Fondo Monetario Internazionale è il suo esattore. Decidono delle politiche mondiali della finanza e dell’economia internazionali in seno alle loro società segrete, “La Commissione Trilaterale” e il “Bilderberg“. Inoltre, attraverso la BM e il FMI, le impongono ai paesi con l’intermediario delle banche centrali. La loro tattica (governanti segreti) è sempre la stessa: la BM e il FMI indebitano il paese, lo prosciugano -esso e i suoi abitanti- con l’interesse sul debito; impongono la loro economia dei profitti ad ogni costo alle imprese del paese e si impossessano delle risorse del paese per il mancato pagamento del debito. Uno dei modi per arrivarci, è quello di privatizzare le risorse e i servizi pubblici.

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LE BANCHE SONO IN DIFFICOLTA’?

Posted by mrdrago88 su 22 dicembre 2009

 

DI MIKE WHITNEY
Information Clearing House

Le nuove divinità capitalistiche debbono amare i poveri, visto che ne stanno creando in così gran numeroBill Bonner, “The Daily Reckoning”

La speranza di ogni banca centrale è di riuscire a nascondere al pubblico il vero problema, e la verità è che il pubblico, anche i professionisti di Wall Street, non hanno la minima idea di quale sia. Capiscono che ha qualcosa a che fare con gli strumenti derivati, ma nessuno si rende conto che si è appena scoperto una montagna di oltre 20 trilioni[1] di dollari di titoli di credito non finanziati e non regolati privi di mercato, e quindi senza alcun valore reale… Quando il dollaro capirà la gravità della situazione, che sia subito o tra qualche mese, avremo raggiunto il fondoJim Sinclair, analista finanziario

Circa un mese fa avevo scritto un articolo, “Stock Market Brushfire: Will there be a run on the banks?“, in cui dimostravo come il collasso del mercato immobiliare e il deterioramento delle obbligazioni fondiarie sul mercato secondario stessero creando difficoltà al sistema bancario. Ora i problemi sono venuti alla luce del sole.

Dal Wall Street Journal:

“I crescenti tassi d’interesse interbancari sono una delega in bianco per l’accresciuto rischio che alcune banche, da qualche parte, possano andare a carte quarantotto” (Editoriale, WSJ, 2007.06.09)

Per ironia della sorte, lo staff editoriale del WSJ, che di solito difende la liberalizzazione e il laissez-faire economico, sta adesso chiedendo agli enti di controllo di “stare addosso alle banche che si suppone dovrebbero controllare, in modo da evitare ogni imprevisto fallimento bancario che potrebbe agitare i mercati e confermare i peggiori timori di cui si mormora”.

“Fallimenti bancari imprevisti?”

Gli standard creditizi sono divenuti più rigidi e le banche sono sempre più restie a prestarsi denaro l’un l’altra, non sapendo chi potrebbe ritrovarsi in portafoglio miliardi di dollari in pericolose obbligazioni ipotecarie (CDO, obbligazioni ipotecarie garantite). Non ha alcuna importanza che “la base economica sia solida”, come ama ripetere Bernanke. Che le banche esitino a prestarsi denaro l’un l’altra è un chiaro segno di una reale incertezza sulla solvibilità delle altre banche. Il commercio rallenta e gl’ingranaggi della macchina economica cominciano ad arrugginirsi.

Le disgrazie delle banche sono state aggravate dalla fuga degl’investitori dai fondi comuni d’investimento in titoli del mercato monetario[2], molti dei quali coperti con titoli garantiti da ipoteca (MBS). Gl’investitori guardinghi scelgono la sicurezza dei titoli di stato USA, anche se gl’interessi sono scesi a una velocità da record, e ciò sta creando problemi al mercato dei titoli di credito negoziabili e a quelli meno noti dei SIV (Structured Investment Vehicle) e dei “conduits”. Questi veicoli d’investimento dal suono bizzarro formano l’indispensabile circuito che assicura la normalità dei mercati. Quello dei titoli di credito negoziabili è un mercato da 2,2 trilioni di dollari; quando perde oltre 200 miliardi di dollari, com’è successo nelle ultime tre settimane, gli effetti si ripercuotono sull’intero sistema.

Lo sfaldamento del credito si è diffuso a tutta la gamma dei titoli di credito negoziabili e dei debiti di secondo livello. Le banche stanno accaparrandosi i contanti e rifiutando i prestiti, anche a coloro che avrebbero i titoli per ottenerlo. Il collasso dei prestiti subprime è solo una faccia della verità. Per oltre il 50%, i prestiti ipotecari concessi in questi ultimi due anni sono stati di tipo non convenzionale: niente pagamento anticipato, nessuna verifica delle entrate “non documentate”, soli interessi, ammortamento negativo[3], finanziamento congiunto, mutuo 2-28[4], tassi civetta, ipoteca a tasso variabile (ARM). Tutti esempi degli scadenti standard creditizi degli ultimi anni, e tutti concausa di un tasso di sofferenze senza precedenti. Ora le banche hanno in mano 300 miliardi di dollari di queste obbligazioni ipotecarie “senza mercato” e altri 200 miliardi di dollari in prestiti ipotecari garantiti, altrettanto pericolosi.

Ancora più angosciante, le grandi banche d’investimento possiedono miriadi di operazioni “fuori bilancio” in sofferenza; sono state quindi obbligate a stringere la cinghia e ridurre la concessione di prestiti, il che sta accelerando la flessione del settore immobiliare. Di solito le bolle speculative immobiliari si sgonfiano lentamente su periodi di 5 o 10 anni, ma questa volta la situazione è diversa. La tempesta delle riserve, le difficoltà finanziarie di molti proprietari di case e la sensibile contrazione delle emissioni di prestiti (a causa del crescente sfaldamento del credito) rendono inevitabile un crollo del mercato immobiliare a fine 2008 o agl’inizi del 2009. Si prevede che alla fine del terzo trimestre le banche storneranno una quota considerevole dei loro debiti in obbligazioni ipotecarie, per non doverle contabilizzare come perdite, e ciò accelererà ulteriormente il declino dei prezzi delle case.

Le banche stanno anche risentendo dell’improvvisa lentezza delle rilevazioni con capitale di prestito[5] (LBO). I problemi legati al credito hanno ridotto a poca cosa le contrattazioni private di azioni. In luglio sono stati trattati 579 miliardi di dollari di LBO, ma in agosto la quantità è scesa a un miserabile 222 miliardi, e possiamo aspettarci che a settembre il totale sia a due cifre. Non si fanno grandi contrattazioni e il debito non migliora. Nelle prossime cinque settimane bisognerà rifinanziare oltre 1 trilione di debiti. Nel clima attuale non sarà un’impresa facile. Qualcosa deve succedere. Il mercato si è congelato e l’accordo di riacquisto[6] di 60 miliardi di dollari del FED non è stato certo di aiuto.

Nei primi sette mesi del 2007 gli LBO hanno rappresentato il 37% delle transazioni negli USA.

37%! Come faranno i giganti della finanza a truccare i sensazionali profitti così ottenuti?

Risposta: non potranno farlo. Proprio come non potranno truccare le enormi commissioni d’istruttoria ottenute “convertendo” le ipoteche e vendendole a fondi di pensione, compagnie d’assicurazione e banche straniere.

Come ha detto Steven Rattner, della DLJ Merchant Banking, “è diventato praticamente impossibile finanziare una contrattazione privata di azioni superiore al miliardo di dollari”. L’epoca d’oro delle acquisizioni e megafusioni sta arrivando alla fine. Ci possiamo attendere che i giganti della finanza seguano la stessa traiettoria delle dot.com dopo le vicende NASDAQ nel 2001.

Anche le banche d’investimento si trovano a dover fronteggiare enormi perdite potenziali per gl’impegni “fuori bilancio”. Nel suo articolo “Conduit Risks are hovering over Citigroup” (WSJ 9-5-07) David Reilly sottolinea che “banche come la Citigroup Inc. potrebbero essere sommerse da strumenti d’investimento affiliati, i titoli di credito negoziabili, che emettono decine di miliardi di dollari in debito a breve”… Citigroup, ad esempio, possiede all’incirca il 25% del mercato dei SIV, una gestione patrimoniale totale di circa 100 miliardi di dollari”. Il più grande SIV di Citigroup è Centauri Corp., la cui esposizione debitoria, secondo un rapporto Citigroup, ammontava a 21 miliardi di dollari nel febbraio 2007. CENTUARI NON VIENE MENZIONATA NEL RAPPORTO ANNUALE 2006 trasmesso alla Securities and Exchange Commission.

Qualche investitore teme che se veicoli come Centauri s’incagliano, non riuscendo a vendere i titoli negoziabili o subendo dure perdite nella componente patrimoniale che gestiscono, la Citibank potrebbe entrare in una tormenta, perché sarebbe obbligata a dare una mano e prestare fondi per mantenere lo strumento operativo oppure addirittura a farsi carico di una parte delle perdite”.

Allora, molti investitori non sanno se Citigroup potrebbe metter mano al portafogli per i “21 miliardi di dollari di esposizione debitoria”. O forse tutti i 100 miliardi sono in sofferenza; chi può saperlo? (le azioni della Citigroup sono scese di oltre il 2% dopo la pubblicazione del rapporto nel WSJ).

Un altro rapporto reso noto da CNN Money alimenta con nuovi argomenti i dubbi sul fatto che le “affiliate d’intermediazione” delle banche potrebbero essere nei guai:

“Le comunicazioni della Fed del 20 agosto a Citigroup e Bank of America mostrano che la Fed, che controlla buona parte del sistema finanziario statunitense, ha accettato di esentare le due banche dalle norme che limitano operativamente l’ammontare dei prestiti che le banche assicurate a livello federale possono fare con le affiliate d’intermediazione. L’esenzione, temporanea, significa ad esempio che la banca Citibank della Citigroup può sensibilmente aumentare il finanziamento a Citigroup Global Markets, la sua sussidiaria d’intermediazione. Secondo le comunicazioni, Citigroup e Bank of America avevano sollecitato l’esenzione in modo da poter fornire liquidità per i prestiti ipotecari, i titoli garantiti da ipoteca, e gli altri titoli in portafoglio… L’insolita iniziativa della Fed mostra che le più importanti società di Wall Street continuano ad avere problemi per finanziare le loro operazioni a causa delle attuali difficoltà del mercato”. (CNN Money)

Bisogna credere che altre grandi banche siano coinvolte nello stesso genere di strategie “nascondi e cerca”? Tutto questo non vi fa pensare al “fuori bilancio” della Enron?

Wall Street Journal:

“Tradizionalmente SI PARLA MOLTO POCO dei problemi di contabilità fuori bilancio; in una certa misura dipendiamo quindi dalle informazioni che i responsabili sono disposti a fornirvi e che, per dirla tutta, sono molto limitate”, afferma Mark Fitzgibbon, direttore della ricerca alla Sandler O’Neill & Partners.”… Le norme contabili NON OBBLIGANO LE BANCHE A REGISTRARE SEPARATAMENTE LE INFORMAZIONI SUL RISCHIO che si assumono quando prestano soldi alle entità per consentire loro di continuare a funzionare durante le crisi di mercato” … “I veicoli (SIV e conduit) HANNO SPESSO SEDE IN UN PARADISO FISCALE ED ESISTONO SOLO A FINI D’INVESTIMENTO, IN OPPOSIZIONE ALLE TRADIZIONALI ATTIVITÀ SOCIETARIE”.

Pensate ancora che le banche si muovano su un terreno solido?

“In base al valore di mercato e al valore patrimoniale, Citigroup è la più grande banca del paese. I suoi ultimi risultati finanziari mostrano che amministra fuori bilancio veicoli conduit usati per emettere titoli di credito negoziabili per un valore di circa 77 MILIARDI di dollari.

Citigroup è inoltre affiliata a veicoli d’investimento strutturato, i SIV, con un valore di ‘circa 100 miliardi di dollari’, secondo una lettera che il mese scorso Citigroup ha inviato ad alcuni investitori SIV” (IBID)

Certo, e quante di queste “componenti patrimoniali” sono in effetti obbligazioni industriali, finanziamenti per auto, crediti su carte di credito, prestiti a studenti, convertiti in titoli e adesso sottoposti a forte pressione in un mercato depresso?

In un “mercato in ascesa” i prestiti possono rappresentare un proficuo flusso di entrate che trasforma i debiti di qualcun altro in un appetitoso cespite patrimoniale. In un mercato in discesa, invece, le sofferenze possono far sparire trilioni in una sola notte.

Come siamo finiti in questo pasticcio?

Oltre 20 anni di tenace lobbying dell’industria finanziaria hanno conseguito che venisse annullato il Glass-Steagall Act, approvato dal Congresso dopo il crollo del 1929. La legge era stata scritta per limitare i conflitti d’interesse nei casi in cui alle banche viene permesso di sottoscrivere azioni o obbligazioni.

L’industria finanziaria ha eroso per anni la Glass-Steagall, prima di riuscire a eliminarne le restrizioni normative nell’agosto 1987, quando Alan Greenspan, ex direttore della J.P. Morgan e uno di quelli che avevano proposto la liberalizzazione bancaria, divenne presidente del Federal Reserve Board.

“Nel 1990, la J.P. Morgan fu la prima banca ad essere autorizzata dalla Federal Reserve a sottoscrivere titoli, nei limiti del 10%. Nel dicembre 1996, con il sostegno di Alan Greenspan, il Federal Reserve Board adottò la storica decisione di permettere alle holding bancarie di possedere affiliate d’investimento nei limiti del 25% delle loro attività nella sottoscrizione di obbligazioni (rispetto al precedente 10%).

Questa ulteriore ingannevolmente allargata reinterpretazione da parte della Fed della sezione 20 del Glass-Steagall Act, nel 1987, rese praticamente obsoleta la legge”. (The Long Demise of Glass Steagall, Frontline, PBS)

Nel 1999, dopo 25 anni e 300 milioni di dollari di lobbying, il Congresso, con l’aiuto del presidente Bill Clinton, si decise infine ad annullare il Glass-Steagall Act, spianando così la strada ai problemi che adesso dobbiamo affrontare.

Le norme di Basilea sono un altro fattore che ha contribuito alle attuali difficoltà bancarie. Secondo il sito web della BRI (Banca dei regolamenti internazionali):

“Il Committee on Banking Supervision di Basilea è un forum per la collaborazione regolare sui problemi di vigilanza nel settore bancario. L’obiettivo è migliorare la comprensione dei principali temi di supervisione e migliorare la qualità della vigilanza bancaria in tutto il mondo. Per farlo, il forum favorisce lo scambio d’informazioni su temi, approcci e tecniche di vigilanza nazionale, al fine di favorire un approccio comune. Il Comitato usa l’approccio comune per sviluppare periodicamente linee orientative e norme di vigilanza nelle aree in cui vengono considerate necessarie. Da questo punto di vista, il Comitato è conosciuto per le sue norme internazionali sull’adeguatezza patrimoniale, i principi centrali per una vigilanza bancaria efficace, e l’accordo sulla vigilanza bancaria transfrontaliera”.

Basel 2 (il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria) esige che “le banche aumentino il loro capitale di riserva in proporzione ai prestiti in bilancio”.

Suona bene, vero? Così vengono protetti sia il sistema bancario nel suo insieme che i singoli risparmiatori. Sfortunatamente le banche hanno trovato il modo di aggirare le norme sulle riserve minime “cartolarizzando” l’assieme dei titoli garantiti da ipoteca invece di conservare le singole ipoteche (cosa che avrebbe richiesto maggiori riserve). In questo modo le banche si sono assunte forti spese di emissione e distribuzione, ma hanno trasferito buona parte dei rischi d’insolvibilità sugl’investitori di Wall Street. Ora le banche sono sommerse da qualcosa come 300 miliardi di dollari di obbligazioni ipotecarie (CDO) che nessuno vuole e non è certo che dispongano di riserve sufficienti per coprire le perdite.

Entro ottobre dovremmo sapere come andrà a finire. Come David Wessel spiega in “New Bank Capital requirements helped to Spread Credit Woes”:

“Le banche si comportano adesso piuttosto come società di titoli occupate a svalutare il patrimonio quando i prezzi di mercato scendono, anche a livelli angoscianti, più che a conservare i crediti in sofferenza, anche per un decennio, e pretendere che siano rimborsati”.

Il lato negativo della faccenda è che quando le banche avranno cancellato tutti i loro MBC e CDO infetti, i fondi di copertura, le società di assicurazione e i fondi pensionistici saranno costretti a fare lo stesso: scaricare una massa di obbligazioni sul mercato, deprimendo i prezzi e innescando una ondata di vendite. È questo che la Fed sta cercando d’impedire con il suo accordo di riacquisto da 60 miliardi di dollari.

Disgraziatamente la Fed non può illudersi di eliminare mezzo trilione di debiti inesigibili dal bilancio delle banche o di prevenire il collasso dei relativi fondi e organismi finanziari, sommersi da queste bombe a tempo senza mercato. Inoltre, la maggior parte degli strumenti ipotecari derivati (CDO) sono stati massicciamente potenziati con il leverage a basso interesse del riporto. Quando il valore dei CDO verrà finalmente determinato, cosa che prevediamo accadrà prima della fine del terzo trimestre, possiamo attenderci che il mercato azionario precipiti e la recessione immobiliare si trasformi in una vera esplosione della crisi economica.

ALAN GREENSPAN: IL QUINTO CAVALIERE?

E allora di chi è la colpa? Si è già cominciato a puntare il dito e sempre più gente si rende conto che questa enorme bolla è partita dalla Federal Reserve, come logico corollario delle politiche di “denaro facile” dell’ex responsabile Alan Greenspan.

L’economista e scrittore Henry C. K. Liu riassume la gestione di Greenspan alla Fed nel suo articolo “Why the Subprime Bust will Spread”:

“Greenspan ha diretto la più grande espansione della finanza speculativa nella storia, che include tra l’altro un’industria dei fondi di copertura da un trilione di dollari, bilanci gonfiati delle società di Wall Street per quasi 2 trilioni, un mercato di accordi di riacquisto pari a 3,3 trilioni, e un mercato degli strumenti derivati con valore fittizio superiore a 220 trilioni.

Nei 18 anni di guida di Greenspan, la componente patrimoniale delle società sponsorizzate dallo stato si è gonfiata dell’830%, da 346 a 2.872 miliardi di dollari. Le GSE sono entità finanziarie create dal Congresso statunitense per finanziare prestiti sussidiati a certi gruppi di mutuatari, ad esempio proprietari di case con reddito basso o medio, agricoltori e studenti. I crediti ipotecari (MBS) hanno raggiunto i 6,55 trilioni, con un aumento del 670%. L’esposizione dei titoli garantiti da attività (ABS) è passata da 75 miliardi a oltre 2,7 trilioni di dollari” ( Henry Liu, “Why the Subprime Bust will Spread”, Asia Times).

Ma nessuno giustifica le accuse a Greenspan meglio di Greenspan stesso. Ecco alcuni dei suoi interventi nel corso della Federal Reserve System’s Fourth Annual Community Affairs Research Conference (Washington D.C. 8 aprile 2005), chiara dimostrazione di come abbia personalmente approvato ogni politica che ha incancrenito e si è diffusa nell’intera economia statunitense.

Greenspan, campione dei prestiti subprime:

“Il progresso ci ha offerto una miriade di nuovi prodotti, come i prestiti subprime e i programmi di credito di nicchia per gl’immigrati. Si tratta di sviluppi rappresentativi delle risposte di mercato che hanno pilotato l’industria dei servizi finanziari nel corso della storia del nostro paese. Con i progressi tecnologici, i mutuanti hanno potuto profittare di modelli di valutazione del credito e di altre tecniche per estendere efficacemente il credito a una più larga fascia di consumatori”.

Greenspan, principale fautore dei CDO:

“Anche lo svilupparsi di un mercato secondario di ampia base per i prestiti ipotecari ha notevolmente aumentato le possibilità dei consumatori di accedere al credito. Riducendo il rischio di prestiti a lungo termine e a tasso fisso, e garantendo la liquidità per i mutuanti ipotecari, il mercato secondario ha contribuito a stimolare una larga concorrenza nel campo ipotecario. I titoli garantiti da ipoteca hanno aiutato a far nascere un mercato nazionale, e addirittura internazionale, delle ipoteche, e il supporto del mercato per una più ampia scelta di prodotti di prestito ipotecario per il settore immobiliare è diventato un fatto corrente. Siamo così arrivati alla cartolarizzazione di una gamma di altri prodotti di prestiti al consumo, ad esempio i prestiti automobilistici e per l’uso delle carte di credito”.

Greenspan, sostenitore del finanziamento a persone con scarso credito

“Mentre una volta i richiedenti meno favoriti si sarebbero semplicemente visti rifiutare il credito, adesso i finanziatori sono in grado di soppesare in modo efficiente il rischio dei singoli richiedenti e di valutarlo appropriatamente.

Le migliorie hanno portato alla rapida crescita dei prestiti ipotecari subprime… incoraggiando un’innovazione costruttiva che risponde alla domanda del mercato e va a tutto beneficio dei consumatori”.

“Il miglior accesso al credito al consumo, e in particolari i più recenti sviluppi, hanno portato significativi vantaggi.

Senza alcun dubbio, innovazione e liberalizzazione hanno esteso la disponibilità del credito a praticamente tutte le classi di reddito. L’accesso al credito ha permesso alle famiglie di acquistare la casa, far fronte alle emergenze, ottenere beni e servizi. La proprietà immobiliare è a un massimo storico, e il numero di finanziamenti ipotecari immobiliari a famiglie a reddito basso o moderato e alle famiglie delle minoranze è rapidamente cresciuto negli ultimi cinque anni. Anche le carte di credito e i prestiti personali rimborsabili sono ora alla portata della grande maggioranza delle famiglie”.

Greenspan, fautore dei “cambi strutturali” che aumentano il credito ai consumatori

Se pensiamo all’evoluzione del credito al consumo negli Stati Uniti, dobbiamo concluderne che l’innovazione e il cambiamento strutturale dell’industria dei servizi finanziari ha svolto un ruolo critico nel fornire un più facile accesso al credito per un’ampia maggioranza dei consumatori, inclusi quelli con mezzi limitati. Senza queste forze sarebbe stato impossibile per i consumatori a basso reddito ottenere la capacità di accesso ai mercati creditizi che adesso posseggono.

Viene così sottolineata l’importanza del nostro ruolo come decisori politici, ricercatori, banchieri e sostenitori dei consumatori nel portare avanti un’innovazione costruttiva che risponde alla domanda del mercato e va a tutto beneficio dei consumatori”. (Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve, Federal Reserve System’s Fourth Annual Community Affairs Research Conference, Washington D.C., 8 aprile 2005)

Le stesse affermazioni di Greenspan sono il più potente atto di accusa a suo carico. Dimostrano che ha svolto un ruolo fondamentale nel preparare il disastro che ora incombe su di noi. Gli sforzi dei media saccenti, dei portavoce, e dei cosiddetti esperti per scaricare la colpa sulle agenzie di rating, sugli usurai predatori o sulla credulità di chi sollecitava prestiti (che potrebbero aver mentito sui debiti esistenti) mancano completamente il punto centrale. I problemi sono cominciati alla Federal Reserve ed è qui che bisogna cercare i responsabili.

NOTE (A CURA DEL TRADUTTORE)

[1] Negli Usa, 1 trilione equivale a mille miliardi

[2] Negli Usa, fondo comune d’investimento a capitale variabile che converte le disponibilità monetarie raccolte tra i sottoscrittori in titoli di credito ad alto rendimento trattati dal mercato monetario. Le quote emesse non sono garantite dal governo federale

[3] Negli Usa, l’aumento della somma principale di un mutuo quando le rate di rimborso non sono sufficienti a soddisfare gl’interessi maturati, che vengono quindi aggiunti alla somma capitale

[4] Negli Usa, mutuo subprime con un tasso di interesse nullo o minimo nei primi 2 anni, e più elevato (agganciato al LIBOR) nei successivi 28. Vantaggioso se è possibile rifinanziarsi nei primi due anni

[5] Negli Usa, l’acquisto di azioni in circolazione da parte del gruppo dirigente di un’impresa, con un esborso minimo di contanti e facendo ricorso a prestiti di notevole entità, a garanzia dei quali vengono date le attività dell’impresa stessa

[6] Negli Usa, accordo di prestito usato dagli operatori del mercato monetario di NY per finanziare la loro posizione e dalla Riserva federale per aumentare o diminuire le riserve bancarie

Titolo originale: “Are The Banks In Trouble?”

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info
Link
07.09.2007

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IL SIGNORAGGIO

Posted by mrdrago88 su 22 dicembre 2009

Sulla rete sono in corso numerosissimi dibattiti sul signoraggio; purtroppo prevale la logica del muro contro muro, anche fra persone sicuramente “oneste e disinteressate”.
Risulta evidente la presenza di due paradigmi inconciliabili fra loro:
1) è inammissibile che il proprietario di un bene si indebiti per averlo (coloro che sostengono l’esigenza della vera sovranità pubblica della moneta);
2) è inammissibile che venga creato del denaro libero da debito; se venisse violato questo principio l’inflazione non sarebbe controllabile, ecc. (la scuola austriaca, il mondo finanziario, quello accademico e quello politico).
Con questi paradigmi opposti è veramente difficile comprendere il problema, ma questo intervento chiarisce le ragioni di coloro che la pensano diversamente, nonostante il secondo paradigma non sia dimostrato in quanto negli USA di Lincoln l’inflazione non c’era (22) e nell’isola di Guernsey non c’è! (23)

Il Signoraggio
Lino Rossi – 24 agosto ’07

Esistono due tipi di persone:
1) quelli che riscontrando una determinata “stortura” cercano di risolverla con i mezzi che hanno;
2) quelli che per svariati motivi negano l’esistenza stessa della medesima oppure la difendono a spada tratta.
La spaventosa ed evidentissima truffa che in altri paesi ha assunto il nome di “rete del debito” (http://www.webofdebt.com/) o “spirale del debito”, in Italia viene sinteticamente individuata con “signoraggio”.
Le persone tipo 2), una parte delle quali avrebbe il bagaglio culturale e l’obbligo (perchè stipendiati dallo Stato – alludo ovviamente ai professori universitari di macroeconomia) di individuare tutti i giusti cavilli tecnici e la terminologia più appropriata per evidenziare al meglio la stortura, si affannano, non tanto a cercare di comprendere le ragioni delle persone tipo 1), ma ad additarle come ignoranti, visionarie, ecc..

Ora emerge sempre più chiaramente che la truffa non consiste tecnicamente nel vero e proprio signoraggio come è stato inteso finora (l’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta) ma in una accezione più generale, comprendente anche tutti gli interessi (signoraggio) relativi alle monete “creditizie”, per loro natura esclusivamente pubbliche, in quanto “emesse” su concessione “pubblica”. Ad esempio, se pago il 6% per un mutuo fatto esclusivamente da moneta creata dal sistema bancario, il 4% (costo del denaro interbancario) dovrà andare allo Stato ed il 2% alla banca (21).

Vediamo come se la cava wikipedia.

a) Il signoraggio è la differenza fra il valore nominale di una banconota (o moneta) ed il costo della sua produzione. L’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta prende il nome di reddito da signoraggio.(1)

b) Bagliano e Marotta, in Economia monetaria, il Mulino, definiscono il signoraggio (pag. 18) come segue:
«In linea di principio, la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio dà la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi (il cosiddetto signoraggio) pari alla differenza tra i ricavi ottenibili dagl’investimenti in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione. Poiché questi redditi derivano dalla condizione di privilegio concessa dallo Stato, i profitti sono in genere incamerati in misura prevalente da quest’ultimo, sotto forma di imposte. Un limite alla produzione, potenzialmente illimitata di base monetaria è posto dall’obiettivo del mantenimento di un livello dei prezzi relativamente stabile, data la relazione diretta che storicamente si è osservata tra inflazione e offerta di moneta.»
(1)

c) Nei paesi dell’area euro, il reddito da signoraggio viene incassato dai paesi membri per il conio delle monete, e dalla Banca Centrale Europea (BCE) che emette le banconote in condizioni di monopolio. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla BCE alle BCN (banche centrali nazionali) in ragione della rispettiva quota partecipazione, es. bankitalia 14,57%. In molti casi, fra cui l’Italia, gli utili della Banca Centrale vanno comunque in massima parte allo stato. (1)

d) Si può quindi distinguere il reddito derivante dal diritto di emettere in esclusiva moneta in due grandi categorie: il reddito derivante dall’emissione di monete metalliche dal reddito derivante dall’emissione di altre forme di moneta. Questo viene incassato solitamente dalla banca centrale, il primo dallo Stato. (1)

e) Apprendiamo ancora, questa volta dal prof. Rovelli (2):
.. tre concetti di signoraggio sono stati usati nella letteratura:
costo opportunità, ossia l’interesse (netto) ricavato dalle riserve della banca centrale;
signoraggio monetario, ossia il cambiamento della base monetaria;
tassa da inflazione.”

La definizione di base monetaria è la seguente: (3)
È l’elemento di base dell’offerta di moneta di un sistema economico, ed è composta dalla valuta nazionale in circolazione (circolante) e dalle riserve detenute presso la Banca centrale.

Nel bilancio bankitalia è ben visibile il “costo opportunità”. Lo troviamo nel conto economico a pag. 280, 285 e 286 dell’ultima relazione annuale (4).
Bankitalia introita 3,13 miliardi di €, paga imposte per 0,67 miliardi di € e ripartisce gli utili dando allo Stato altri 0,08 miliardi di €. Il reddito monetario è trascurabile.
Il signoraggio monetario delle banconote create tipograficamente nell’anno non va considerato perché la banca centrale detiene una adeguata riserva fruttifera i cui proventi vanno allo Stato, già considerati nel costo opportunità. In sostanza questo signoraggio acquista significato concreto quando l’emissione monetaria avviene senza un corrispondente indebitamento; nell’attuale procedura, è come congelato nella riserva.

Il signoraggio “tassa da inflazione” è compreso nei primi due.
Quindi tutto regolare! Possiamo stare tranquilli e continuare a tirare il carretto. Tutti coloro che hanno messo in dubbio la bontà dell’attuale procedura dell’approvvigionamento monetario, come Allais (5), Auriti (6), Cook (7), ecc., sono degli “ignoranti”. (8)
Ma visto che “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” e che i conti della serva non tornano, è meglio cercare di capire bene la questione a costo di passare per ignoranti e malfidati.
Innanzitutto si tratta di inquadrare in che razza di sistema siamo capitati.

Ci sono due modelli, secondo l’attuale paradigma: (9)

1. Economia monetaria pura – non esiste credito

2. Economia creditizia pura – le transazioni sono svolte attraverso il credito

Con l’economia monetaria pura vale perfettamente l’equazione di Fisher (24) e la velocità di circolazione della moneta è costante nel medio periodo.
Con l’economia creditizia pura, in astratto, una piccola quantità di moneta può servire a sorreggere tutti gli scambi.
– Tutti i pagamenti sono fatti attraverso il credito
– La velocità di circolazione tende all’infinito

Le banche creano moneta (depositi)
– Le banche non hanno limiti (teorici) alla creazione di credito
– L’offerta di moneta viene creata dalla domanda stessa

Viviamo in un sistema che è una via di mezzo fra questi due ma con netta prevalenza della parte creditizia, pur non avendone mai avuto coscienza e men che meno avendolo scelto democraticamente.
Lo Stato ha divorziato dalla banca centrale (10); tale divorzio ha avuto le conferme del trattato di Maastricht e della costituzione “bancaria” europea, ma non, grazie a Dio, dei Popoli francese ed olandese.
Inoltre siamo chiamati ad infiniti atti di fede per ritenere che i bilanci delle banche centrali siano sempre veritieri, per poi scoprire che necessitano di “condoni”. (11) “E troppa premura è stata mostrata dalla Banca d’Italia nel sollecitare il condono fiscale, per sé e per tutte le altre banche. L’impressione che ne è scaturita è che l’intero sistema creditizio avesse più di un peccato da farsi perdonare dal fisco.”

Non solo; viviamo in un sistema nel quale la società per essere monetizzata deve SEMPRE fare ricorso al debito. (12)
Lo Stato paga per interessi circa 70 miliardi di euro all’anno ed incassa per “signoraggio”, comprese le imposte, meno di 1 miliardo di euro all’anno.
Il circolante è circa 113 miliardi di euro, dei quali 105 cartacei e 8 metallici (13).
L’aggregato monetario (17)
– M1 (circolante + depositi a vista) il 31 dicembre ’06 era 667 miliardi di euro,
– M2 (M1 + depositi con scadenza fissa fino a 2 anni + depositi rimborsabili con preavviso fino a 3 mesi) era 941 miliardi di euro
– M3 (M2 + pronti contro termine + quote di fondi di investimento monetario e titoli di mercato monetario + obbligazioni con scadenza fino a 2 anni) era 1.124 miliardi di euro.

La procedura fa sì che lo Stato, proprietario della moneta, si indebiti sempre di più (a nostro discapito) per rincorrere gli interessi sul debito e percepisca gli interessi (quello che secondo loro è il signoraggio) solo di una minima parte delle monete in gioco (le riserve della banca centrale).
Ma gli interessi (signoraggio) da far pervenire allo Stato (collettività) non sono solo quelli; vanno aggiunti TUTTI quelli relativi alle monete creditizie.
È come se un autore (Stato) di un brano musicale di successo venisse pagato per la sola interpretazione dal vivo ed il suo impresario (sistema bancario e finanziario) percepisse legalmente i diritti per tutte le riproduzioni. L’autore vive di stenti e l’impresario ingrassa.

Fintantoché l’establishment dirà che và tutto bene dovremo rassegnarci a vedere l’impresario prosperare e l’autore deperire.
Una volta emersa la debolezza del sistema sarà facile individuare una soluzione per uscirne fuori.
La proposta di Ron Paul (14) di eliminare le banche centrali sembra la più assennata, visti i risultati del loro operato (15), checchè paolo savona ne dica (“Libero” – sabato 18 agosto ’07 – “maggiori poteri alla BCE”).

Chi dovrebbe denunciare tutto ciò? A mio modesto avviso dovrebbero essere gli uomini della cultura e della politica con la precedenza dei primi, per ovvi motivi, volendo concedere ai politici l’alibi dell’ignoranza.

Fatte queste osservazioni risulta abbastanza chiaro che le definizioni fatte da wikipedia possono essere veritiere o errate in funzione del contesto nel quale ci collochiamo.
I due passaggi del punto a) sono assai diversi fra loro; il primo nell’attuale sistema è privo di significato pratico, mentre l’avrebbe se NON ci fosse riserva; il secondo invece è una definizione generale sempre valida.
La definizione di Bagliano e Marotta punto b) è corretta, ma sembra più preoccupata a non scoprire gli altarini piuttosto che a fare chiarezza. Lascia intendere: è bene che non siano gli Stati a fare direttamente moneta perchè quando l’hanno fatto si è riscontrata l’inflazione.
I punti c) e d) sono sapienti dosaggi di parole atti ad ottenere un potentissimo rimedio soporifero.
Il punto e) è l’esempio di cosa NON deve fare un professore universitario degno di questo nome.

Si spiega la nozione senza fare nulla per far comprendere il problema fino in fondo. (25)
Ma da un ateneo che ha deciso di infangare la propria gloriosa storia dando la laurea honoris causa a Soros (ottobre ‘95) cos’altro ci si può attendere? (16)
Veniamo ora al protagonista principale del conferimento della suddetta laurea: il prof. Romano Prodi.
L’11 luglio 2005 era su un Eurostar Bologna-Roma; una persona informata sulla questione monetaria lo riconosce e gli chiede; “Professore! Vorrei mostrarle una cosa: questo è un Simec (20). E’ una moneta di proprietà del portatore, a differenza di quelle stampate dai banchieri privati”.
“E qual ‘è la differenza ?” RP.

“Come qualè la differenza? … all’atto della emissione di questa moneta nessuno si indebita, al contrario di ciò che succede con l’euro”.
“Non capisco la differenza tra i due sistemi” RP.

“Se il valore della moneta non sta nell’oro – come lei sa benissimo la convertibilità è stata abolita da 30 anni – allora sta nella sua accettazione da parte dei cittadini. Questo vuol dire che la moneta va accreditata e non addebitata all’atto dell’emissione, il valore siamo noi…”
“Non capisco proprio che vantaggi ci sarebbero” RP.

“Ci si può liberare dalla schiavitù del debito [risatine del Prodi e dei portaborse]. Non sarebbe meglio che lo stato stampasse banconote invece di indebitarsi facendole stampare ad aziende private come Banca d’Italia, che è posseduta dai privati che dovrebbe controllare ? Poi potrebbe distribuire questo denaro ai cittadini”.
“Ma no… la quantità di moneta è controllata… dalla Banca Centrale…” RP. (18)

Vediamo ora di capire il motivo dell’incomprensione fra i due interlocutori.
La 4 risposte dell’attuale presidente del consiglio dei ministri sottolineano che, secondo gli attuali paradigmi, non cambia nulla perché:
a) i Simec si creano senza indebitarsi e con le sole spese tipografiche;
b) con gli euro cartacei ci si indebita, ma gli interessi che si pagano vengono restituiti allo Stato attraverso il “costo opportunità”;
a meno di qualche difformità, se tutto funzionasse correttamente, effettivamente non ci sarebbero differenze.

Fatto quindi l’atto di fede che tutti bilanci bancari (centrali e non centrali) siano corretti (11) e che paghino tutti regolarmente le tasse e le imposte (19), la domanda da fare al professore sarebbe: “perché il signoraggio (interessi) relativo alle monete creditizie non viene fatto pervenire allo Stato?”, oppure, in alternativa: “perché non ci collochiamo in una economia monetaria pura (senza credito), in modo che tutti gli interessi su TUTTE le monete “pubbliche” giungano allo Stato?”.
Così facendo rimarremmo entro i confini dell’attuale paradigma (moneta in cambio di debito – per paura dell’inflazione), ma NON alimenteremmo l’attuale spirale perversa del debito.
Ovviamente il sistema finanziario dovrebbe trovare un nuovo equilibrio perchè avrebbe molte meno entrate di oggi, ma non mi sembra questa una argomentazione valida per NON farlo, lasciando inalterate nel contempo le attuali condizioni al contorno.
Non è facilissimo fare i calcoli per stimare quanto ritornerebbe agli italiani ogni anno se si prendesse questa via; la stima è assai elevata (fra costo opportunità ed imposte, almeno 300 miliardi di euro all’anno; 10 volte l’ultima finanziaria); più che sufficiente per ridurre drasticamente l’imposizione fiscale oggi a nostro totale carico.

A questo punto vien da chiedersi cosa intendono i politici quando dicono: “pagare tutti (le imposte) per pagare di meno”. Quel “tutti” non è proprio CHIARO!

Concludendo, sia che si prenda la strada dell’emissione monetaria diretta da parte dello Stato senza indebitamento, sia che si rimanga entro i confini dell’attuale paradigma (moneta in cambio di debito) è possibile pervenire ad una Società degna di questo nome, nella quale gli Stati sarebbero TUTTI quasi esclusivamente liberi dal debito. È solo una questione politica, non tecnica.
E’ quindi corretto che la BC ponga al passivo le banconote in circolazione, perchè pone corrispondentemente all’attivo dello Stato Patrimoniale una congrua riserva, ma non è corretto che al popolo sovrano vengano sottratti gli interessi sulle monete creditizie. Così come l’acqua che scorre nei canali irrigui privati è “pubblica”, la moneta creditizia creata dai sistemi finanziari privati è “pubblica”. Così come la BC corrisponde il “costo opportunità” della moneta circolante allo Stato (o della corrispondente riserva, che è la stessa cosa), il costo opportunità della moneta creditizia creata dai sistemi finanziari deve essere corrisposto allo Stato.

(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Signoraggio

(2) http://www.signoraggio.com/pdf/signoraggio_rovelli2002.pdf

(3) http://www.unicreditbanca.it/ait/glossario/?idc=725

(4) http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann

(5) http://www.disinformazione.it/schiavidellebanche.htm

(6) http://www.maza.it/simec/ordinamento/ordin.monetario.htm

(7) http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3614

(8) http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Signoraggio

(9) http://www.economiamc.org/repo/81/Wicksell.ppt

(10) http://www.disinformazione.it/divorzio_stato_bankitalia.htm

(11) http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=12026

(12) http://www.disinformazione.it/cesare.htm

(13) http://www.ecb.int/bc/faqbc/figures/html/index.it.html

(14) http://www.signoraggio.com/signoraggio_abolirelafed.html
http://www.signoraggio.com/index_video.html

(15) http://www.disinformazione.it/camelot_crollata.htm

(16) http://www.movisol.org/soros1.htm

(17) http://www.univ.trieste.it/~podrecca/Appuntimacro/La_moneta.pdf

(18) in teleconferenza da Bruxelles ad un Convegno Nazionale della ACLI, disse: “Quando sento parlare di Europa dei banchieri mi viene da ridere. Se c’è una decisione politica è proprio quella di creare una moneta comune”

(19) http://www.effedieffe.com/rx.php?id=2197

“Possiamo classificare i soggetti che non pagano o pagano meno tasse degli altri in virtù di apposite Leggi come segue (il termine sarebbe evasione fiscale, ma siccome in questo caso le imposte non si pagano per Legge, non si può dire):
– il sistema politico;
– il sistema bancario;
– i grossi gruppi industriali”

(20) http://www.maza.it/simec

(21) Oggi quel 4% dove va?

(22) “I creatori di moneta” – Gertrude M. Coogan – Edizioni di Ar – – pagg. 13, 15, 19, 41, 46, 130-135, 144-145, 151-153, 287.

(23) http://it.wikipedia.org/wiki/Guernseyhttp://en.wikipedia.org/wiki/Guernsey

(24) teoria quantitativa della moneta di Irving Fisher, che espone la sua soluzione contro la finanza “creativa” nel suo “100% Money” – pag. 13 de “I creatori di moneta”.

(25) http://www.altalex.com/index.php?idnot=36463
http://www.altalex.com/index.php?idnot=37581

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