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Guerra in Georgia? Russia Vs. Sion

Posted by mrdrago88 su 3 gennaio 2010

Marcello Pamio – 12 agosto 2008

La storia inizia quando l’Ossezia del sud, una regione della Georgia, reclama la propria indipendenza.
La Russia sta a guardare ammiccando, anche perché fa molto comodo avere all’interno di uno “Stato nemico”, comprato dalle due potenze atomiche Usa e Israele, un satellite che crea destabilizzazione.
La Georgia (totalmente filo israelostatunitense) non ci sta e bombarda nella notte e alle prima ore dell’alba dell’8 agosto la Repubblica dell’Ossezia.[1]
La Russia a questo punto non sta più a guardare, e forse era proprio quello che aspettava: invia l’aviazione e inizia lo scontro armato.
Si parla già di oltre 2000 morti, ma le cifre come sempre accade in questi casi, sono destinate a salire.

In maniera sincronica, come sempre accade in questi casi, parte la propaganda mediatica, e le immagini che circolano nei telegiornali di Regime sono esclusivamente le immagini di distruzione e morte provocate dall’aviazione russa in Georgia. Ma non arrivano invece le immagini del fuoco georgiano che avrebbe provocato nelle sole prime ore 1600 morti e pesanti devastazioni.[2]

Come mai le foto e i video si concentrano sulle vittime della controffensiva russa a Gori o in altre città maggiori georgiane, quando almeno tre quarti dei 40.000 profughi censiti dalla Croce Rossa risultano essere osseti?[3]
Chi ha il potere di controllare i media occidentali? Per quale motivo si fa passare solo una parte della verità amplificandola ad hoc? Domande retoriche, la cui risposta è presto detta, tanto più quando si viene a sapere chi c’è dietro l’affaire

Fin dall’inizio, sul sito www.debkafile.com molto vicino al Mossad israeliano, si evince che anche in questo scontro armato il piccolo stato di Sion gioca un ruolo importante, naturalmente oltre a l’onnipresente America.
L’anno scorso – scrive il Mossad – il presidente georgiano ha assoldato da aziende di sicurezza private israeliane varie centinaia di consulenti militari, circa un migliaio, per addestrare le forze armate georgiane in tattiche di combattimento (commando, aria, mare, mezzi armati e artiglieria). Hanno inoltre offerto al regime centrale istruzioni sull’intelligence militare e la sicurezza. Tbilisi ha acquistato anche armi, intelligence e sistemi elettronici per la pianificazione dei combattimenti da Israele. Questi consulenti sono di sicuro profondamente coinvolti nella preparazione dell’esercito georgiano alla conquista della capitale osseta di questo venerdì.

Nulla di nuovo all’orizzonte: il democratico stato d’Israele, possessore di centinaia di testate atomiche, vende armi e fornisce consulenza d’intelligence e militare a tutti paesi considerati “amici” o semplicemente “utili” per qualche scopo…

In questo caso la “Gerusalemme non proprio Celeste” deve difendere i propri interessi petroliferi nell’oleodotto Baku-Ceyhan, costruito per non passare nei territori russi, dopo che Vladimir Putin ha rifiutato la collaborazione di un progetto per portare gas ai porti israeliani di Ashkelon e Eilat dalla Turchia.[4] Una pipeline lunga migliaia di chilometri, che partendo da Baku sul Mar Caspio arriva fino a Ceyhan in Turchia senza toccare la Russia.  
Un piccolo tratto di Mediterraneo separa il porto di Ceyhan ad Haifa.
In questo progetto ovviamente la Georgia deve rimanere indipendente dal vecchio orso russo e soprattutto non avere secessioni che potrebbero creare problemi al proprio interno.

Ricorda molto da vicino la triste vicenda dell’Afghanistan, quando i talebani erano finanziati, addestrati e armati dall’intelligence militare USA per combattere l’invasione delle truppe sovietiche al confine. Tutto ha iniziato a incrinarsi non a seguito della false-flag dell’11 settembre, ma quando gli “studenti del Corano” hanno iniziato a mettere i bastoni tra le ruote alla costruzione dell’oleodotto (da 1 milione di barili di petrolio al giorno) della statunitense Unocal che doveva passare proprio per il loro Paese. Risultato: i talebani, assieme a decine di migliaia di civili innocenti, sono stati massacrati e le città e i villaggi, rasi al suolo!

Il 10 agosto del 2008 il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha pubblicato un articolo dove spiega dettagliatamente la questione: «Il combattimento che è iniziato nel fine settimana tra Russia e Georgia ha portato alla luce il profondo coinvolgimento di Israele nella regione. Questo coinvolgimento include la vendita di armi avanzate alla Georgia e l’addestramento di forze di fanteria dell’esercito georgiano. Il ministro della difesa [israeliano] ha tenuto un incontro speciale questa domenica per discutere delle varie vendite di armi israeliane in Georgia, ma finora non è stato annunciato nessun cambiamento di politica. “La questione è tenuta sotto stretto controllo”, hanno detto fonti del Ministero della Difesa. “Non operiamo in nessun modo che possa contrastare gli interessi israeliani. Abbiamo declinato molte richieste che implicavano vendite di armi alla Georgia; e quelle che sono state approvate sono state analizzate scrupolosamente. Finora non abbiamo posto limitazioni alla vendita di misure protettive.”[5]

Questa collaborazione, tra Georgia e Israele, non è certo strana se vediamo chi sono gli attori principali.
Il Ministro georgiano Temur Yakobashvili è ebreo come pure il Ministro della Difesa David Kezerashvili, anzi quest’ultimo è un ex cittadino israeliano.[6]
Il sito sionista Ynet.news elenca anche altri personaggi israeliani che hanno approfittato della situazione georgiana: «l’ex ministro (israeliano) Roni Milo e suo fratello Shlomo, direttore delle Military Industries, il brigadiere-generale (in congedo) Gal Hirsch e il General Maggiore (anche lui in congedo) Yisrael Ziv».[7]
Roni Milo per esempio ha condotto affari in Georgia per la Elbit Systems e le Industrie Militari, e col suo aiuto le industrie militari israeliane hanno venduto alla Georgia droni, torrette automatiche per veicoli blindati, sistemi antiaerei, sistemi di comunicazione, munizioni e missili.  

Molto probabilmente c’è anche un altro losco individuo dietro lo scontro Georgia-Russia, l’israelita (ungaro-statunitense) George Soros: uomo di punta dell’Impero britannico, nonché agente europeo della famiglia Rothschild. Uno dei più potenti e soprattutto pericolosi speculatori planetari ha certamente le mani in pasta nella rivoluzione georgiana. 
La sua fondazione Beckley (una delle tante), usata per “propagandare la liberalizzazione della droga” [8], proprio a maggio scorso ha pubblicato un rapporto dal titolo emblematico, “Antidroga in Georgia: i test antidroga e la riduzione del consumo“. Con quel rapporto Soros in pratica lodava la politica del Presidente georgiano Mikail Saakashvili e invece criticava l’operato del presidente Eduard Shevardnadze.[9]
Quest’ultimo viene attaccato perché iniziò negli anni ’70 una dura campagna di misure contro la droga e contro coloro che ne facevano uso: cosa questa assai pericolosa per i narco-speculatori internazionali.
Saakashvili, il beneficiario della “rivoluzione rosa”, finanziata anche da Soros, potrebbe aver promesso al suo mentore, di arrivare in un futuro alla liberalizzazione nel suo paese!
Immaginate che cosa significherebbe per la Russia, già pesantemente compromessa dalle ondate di eroina proveniente dall’Afghanistan…[10]

Nonostante la falsità mediatica con la quale il Regime è abituato a riempirci la testa, anche in questo caso, ma possiamo dire, come nella totalità degli scontri militari, di attacchi terroristici, di false-flag, esiste sempre un interesse economico (e di controllo) dietro.
Le domande che dobbiamo porci per cercare di capire gli accadimenti, a prescindere da come ci vengono raccontati o romanzati in tivù e nei giornali, è: Cui Prodest? Cui Bono? A chi giova? Chi ne beneficia?

Ecco alcune immagini della Reuters che dimostrano la propaganda mediatica –> Immagini false della Reuters

Per approfondire l’argomento:

“La Georgia e l’Israel connection”,
www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4908

“Governo georgiano, ministri israeliani”
http://www.effedieffe.com/content/view/4135/166/

“Georgia: ha perso Israele”
http://www.effedieffe.com/content/view/4130/166/ 

“ Israel backs Georgia in Caspian Oil pipeline battle with Russia”
www.debka.com/article.php?aid=1358


[1] “Il Caucaso in fiamme. La Georgia bombarda l’Ossezia del sud”, Radio Vaticana, 8 agosto 2008
[2] “Una guerra, due verità”, Alessandro Logroscino, Ansa, 11 agosto 2008
[3]  Idem
[4] “ La Georgia e l’Israel connection”, www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4908
[5] Idem
[6] “Governo georgiano, ministri israeliani”, Maurizio Blondet, Effedieffe
[7] “ La Georgia e l’Israel connection”, www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4908
[8] “Dove c’è droga c’è Soros”, http://www.movisol.org/08news174.htm 
[9] Idem
[10] Idem

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Gli americani arruolano gli squadroni della morte tra gli ex di Saddam

Posted by mrdrago88 su 3 gennaio 2010

Superpoliziotti, armati fino ai denti, con licenza di compiere interrogatori e irrompere nelle case degli iracheni «sospetti». È questa la carta d’identità della nuova «creatura» partorita da Ahamed Chalabi, ambiguo e discusso esponente del nuovo corso iracheno e ascoltato consigliere degli amministratori inviati da Bush.

Come spiega il Washington Post in una dettagliata e ben informata corrispondenza da Baghdad la creazione di un «corpo paramilitare» segreto è stata decisa nel corso di una riunione tra esponenti della Coalizione guidata da Paul Bremer, ministri del governo locale tra i quali Ahamed Chalabi che appare l’ispiratore dell’idea. La novità è clamorosa per varie ragioni e rappresenta un dietro-front del messaggero di Bush e dello stesso Chalabi. Quest’ultimo infatti, già leader in esilio dell’Iraqi National Congress e ribelle anti-Saddam con i soldi della Cia, è stato finora il teorico delle epurazioni ai danni degli esponenti del partito Baath, al potere fino al 9 aprile. Finora il governatore Bremer ha assecondato, con qualche eccezione e molte riserve, le «purghe» proposte dagli elementi più estremisti del governo ad interim. Per questo nella formazione dei primi reparti della polizia e dell’esercito gli elementi baathisti sono stati in larga misura emarginati ed esclusi.

Ma ora, dopo gli attentati e mentre proseguono gli agguati ai danni dei soldati Usa, Bremer ha cambiato idea. La nuova forza «paramilitare» sarà infatti composta non solo da poliziotti e soldati disoccupati, ma addirittura da elementi dei servizi segreti di Saddam Hussein che saranno quindi sguinzagliati contro i loro ex colleghi. Il compito degli 007 iracheni sarà infatti – spiega il quotidiano americano – quello di dare la caccia agli irriducibili del passato regime, ai miliziani del gruppi integralisti islamici, e ai guerriglieri arabi accorsi in Iraq per combattere la «jihad» contro gli occupanti. Bremer, dopo essersi opposto ai progetti di Chalabi, si è finalmente convinto che la forza paramilitare può essere utile, ma – spiega il Washington Post – ha posto come condizione (dispone di un diritto di veto assoluto su ogni decisione) la «stretta supervisione» americana sui super-poliziotti iracheni. A Baghdad e nel resto del paese agirà dunque una forza paramilitare segreta dotata di poteri eccezionali, che potrà operare al di fuori dei reparti regolari e sarà sottoposta solamente al controllo delle forze occupanti. All’interno del reparto delle «teste di cuoio» sarà creata un’unità dei servizi segreti incaricata di individuare gli obiettivi.

L’iniziativa segnala le crescenti difficoltà degli inviati di Bush in Iraq che devono ormai fronteggiare emergenze in ogni angolo del paese. A Najaf i notabili sciiti hanno proclamato uno sciopero generale per protestare per la mancanza di sicurezza. Pochi giorni fa due magistrati impegnati nella raccolta di denunce sui crimini del passato regime sono stati sequestrati da un commando. Uno di loro, il procuratore Mohan Jaber al-Shwaeli, è stato assassinato con un colpo alla nuca, mentre l’altro è stato misteriosamente risparmiato e, al suo ritorno, ha detto che i killer hanno eseguito una «sentenza» nel nome di Saddam Hussein. Il delitto è la riprova che, anche nelle regioni a sud di Baghdad popolate dalla maggioranza sciita, gli apparati del disciolto partito Baath continuano ad agire impunemente e a colpire coloro che vogliono indagare sul recente passato e sulle stragi ordinate dal regime di Saddam contro i movimenti sciiti. Per questo i capi moderati di Najaf hanno chiesto ed ottenuto un incontro con i collaboratori di Bremer, ma, insoddisfatti per le risposte ottenute, hanno proclamato la protesta ad oltranza.
Questo fatto rischia di incrinare ulteriormente le relazioni tra i capi dell’amministrazione americana e i leader sciiti moderati che, coraggiosamente, si stanno battendo per arginare la spinta integralista che potrebbe contagiare ben presto la popolazione sciita in particolare a Najaf e Karbala. L’altro pericolosissimo focolaio è la città di Kirkuk, cuore petrolifero dell’Iraq e terra di confine con le regioni curde. Qui le vendette stanno colpendo gli ex esponenti del regime come Jamila Abbas Khumeidi, già dirigente del Baath, ferita ieri assieme a sua figlia in un attentato dinamitardo compiuto contro la sua abitazione. Poche ore dopo un razzo ha colpito la sede di un’organizzazione curda: a Kirkuk insomma arabi sunniti e curdi si preparando alla resa dei conti, mentre gli americani sono «distratti» dalle violenze che insanguinano il «triangolo sunnita» ad ovest di Baghdad.

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