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Maastricht e la perdita della Sovranità Monetaria

Posted by mrdrago88 su 1 gennaio 2010

«La banca trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla» W. Paterson, fondatore nel 1694 della hiletrra rson, fondatore della prima Banca Centrale al mondo, la Banca d’prima Banca Centrale al mondo, la Banca d’Inghilterra

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Maastricht e la perdita della Sovranità Monetaria

Marcello Pamio – 1 luglio 2005 Luglio 1981 L’autonomia della sovranità monetaria affidata alla privata Banca Centrale d’Italia è stata introdotta a partire dal luglio 1981, col divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro deciso dal Ministro del Tesoro Beniamo Andreatta con una semplice lettera all’allora Governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, in cui sollevava la Banca Centrale dall’obbligo di acquistare quei titoli di Stato che il Tesoro non riusciva a collocare altrove sul mercato. 17 Febbraio 1986 Giulio Andreotti come Ministro degli Esteri del Governo Craxi, firma l’Atto Unico Europeo (AUE). 7 Febbraio 1992 Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis (Membro dell’Aspen Institute) e il Ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore di Bankitalia) firmano il Trattato di Maastricht, il 7 febbraio 1992 per l’entrata nell’Unione Europea. Così facendo, l’autonomia delle banche centrale stava entrando in tutti gli ordinamenti giuridici dell’Unione Europea per effetto del Trattato (articolo 107). Articolo 107 del Trattato di Maastricht Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo Statuto del SEBC, né la BCE né una Banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti. Gli Stati aderenti rinunciano alla sovranità monetaria nazionale per trasferirla con l’articolo 105 alla Banca Centrale Europea (BCE). Articolo 105A del Trattato di Maastricht 1. La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità. 2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l’approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio. 7 Febbraio 1992 Lo stesso giorno l’autonomia della Banca Centrale si è perfezionata con la legge 7.2.1992 numero 82 varata dal ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), che ha attribuito alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro. Modifiche costituzionali Gli ultimi atti della costruzione europea, dall’Atto Unico Europeo (AUE) del 1986 al Trattato di Maastricht del 1992, all’entrata vera e propria nel 1999, hanno imposto una trasformazione strutturale, che ha modificato la nostra Costituzione, sovrapponendole degli impegni internazionali. In particolare è stata approvata, senza che nessuno lo dicesse, una nuova costituzione economica, che svuotava diversi articoli della costituzione economica, che svuotava diversi articoli della Costituzione repubblicana e ne introduceva altri, cambiandoli radicalmente i poteri della Repubblica – per lo più cancellandoli – in materia di spesa, di Stato sociali, di proprietà pubblica delle imprese, di programmazione. Sovranità monetaria oggi Oggi la Sovranità Monetaria di circa 455 milioni di persone dell’Unione Europea è nelle mani di pochissime persone del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea (e dei veri controllori dei gruppi elitari ai quali appartengono): – Il presidente Jean-Claude Trichet: Membro del Club di Parigi, della Banca per i Regolamenti Internazionali, membro dell’Ordine nazionale della Legione d’Oro, già Governatore della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, ecc.; – Il vicepresidente Lucas D. Papademos Membro della Commissione Trilaterale e del Fondo Monetario; – Tommaso Padoa-Schioppa (sostituito dall’attuale Lorenzo Bini Smaghi): Membro dell’Aspen Institute, membro della Commissione Trilaterale, membro dei Bilderberg, ecc.) – Ecc. La BCE, con sede a Francoforte (è nelle mani di pochissimi banchieri) è la Banca Centrale che gestisce e controlla tutta l’emissione delle banconote in Europa. I proprietari della BCE sono le seguenti Banche Centrali: Banca Nazionale del Belgio (2,83%) Banca centrale del Lussemburgo (0,17%) Banca Nazionale della Danimarca (1,72%) Banca d’Olanda (4,43%) Banca Nazionale della Germania (23,40%) (BCE) Banca Nazionale d’Austria (2,30%) Banca della Grecia (2,16%) Banca del Portogallo (2,01%) Banca della Spagna (8,78%) Banca di Finlandia (1,43%) Banca della Francia (16,52%) Banca Centrale di Svezia (2,66%) Banca Centrale d’Irlanda (1,03%) Banca d’Inghilterra (15,98%) Banca d’Italia (14,57%) Le Banche Centrali però sono quasi tutte banche private, perché controllate da banche commerciali, assicurazioni e/o fondazioni. Per esempio la nostra Bankitalia è una società privata con sede alle Cayman, controllata da i seguenti soci privati: Gruppo Intesa (27,2%), BNL (2,83%) Gruppo San Paolo (17,23%) Monte dei Paschi di Siena (2,50%) Gruppo Capitalia (11,15%) Gruppo La Fondiaria (2%) Gruppo Unicredito (10,97%) Gruppo Premafin (2%) Assicurazioni Generali (6,33%) Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%) INPS (5%) RAS (1,33%) Banca Carige (3,96%) privati (5,65%) La logica conseguenza è che la BCE è una banca privata! Per tanto la Sovranità Monetaria in Europa è oggi nelle mani di un manipolo di banche private, e quindi è nelle mani dei pochissimi banchieri che controllano queste banche! Fonte: “Il Potere del denaro svuota le democrazie”, di Giano Accame, ed. Settimo Sigillo

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La parentesi monetaria di Kennedy

Posted by mrdrago88 su 1 gennaio 2010

La parentesi monetaria di Kennedy
(President Kennedy, the Federal Reserve and Executive Order 11110 – by Cedric X)
tratto da “The Final Call”
– vol. 15, n° 6, 17/01/1996 (USA) –
http://www.john-f-kennedy.net/
tradotto dall’inglese da Marco Saba
Tratto da http://digilander.libero.it/afimo/kennedy-saba.htm

Il 4 giugno 1963, venne fatto un piccolo tentativo per togliere alla Federal Reserve Bank il suo potere di affittare la moneta al governo facendosi pagare un interesse. In quel giorno, il presidente John Fitzgerald Kennedy(1) firmò l’ordine esecutivo numero 11110 che ripristinava al governo USA il potere di emettere moneta senza passare attraverso la Federal Reserve. L’ordine di Kennedy dava al Ministero del Tesoro il potere “di emettere certificati sull’argento contro qualsiasi riserva d’argento, argento o dollari d’argento normali che erano nel Tesoro”.
Questo voleva dire che per ogni oncia di argento nella cassaforte del Tesoro, il governo poteva mettere in circolazione nuova moneta. In tutto, Kennedy mise in circolazione banconote per 4,3 miliardi di dollari. Le conseguenze di questa legge furono enormi. Con un colpo di penna, Kennedy stava per mettere fuori gioco la Federal Reserve Bank di New York. Se fosse entrata in circolazione una quantità sufficiente di questi certificati basati sull’argento, questa avrebbe eliminato la domanda di banconote della Federal Reserve.

 

Una delle banconote emesse da Kennedy nel 1963 con la scritta (in alto):
“United States Note”, invece dell’attuale “Federal Reserve Note”.

  

Questo sarebbe accaduto perché il certificati argentiferi sono garantiti da argento mentre le banconote della Federal Reserve non sono garantite da niente. L’ordine esecutivo 11110 avrebbe impedito al debito pubblico di raggiungere il livello attuale, poiché avrebbe dato al Governo la possibilità di ripagare il suo debito senza utilizzare la Federal Reserve e senza essere gravato dall’interesse richiesto per la creazione di nuova moneta. L’ordine esecutivo 11110 dava agli USA la possibilità di crearsi la propria moneta garantita da argento.
Dopo che Kennedy fu assassinato, dopo appena cinque mesi, non vennero più emessi certificati garantiti da argento. “Final Call” è a conoscenza del fatto che l’ordine esecutivo non venne mai cancellato da nessun presidente attraverso un altro ordine esecutivo, quindi è ancora valido. Perché allora nessun presidente successivo l’ha mai usato?
Virtualmente, tutti i seimila miliardi di dollari di debito sono stati creati a partire dal 1963. Se un presidente statunitense avesse utilizzato l’ordine esecutivo numero 11110, il debito non sarebbe assolutamente ai livelli correnti. Forse l’assassinio di JFK fu un avvertimento ai futuri presidenti che avessero pensato di estinguere il debito eliminando il controllo che la Federal Reserve esercita sull’emissione monetaria. Kennedy aveva sfidato il governo monetario attaccando i due sistemi che sono sempre stati usati per aumentare il debito: la guerra e la creazione della moneta da parte di una banca centrale privata. I suoi sforzi per far uscire dal Vietnam le truppe americane entro il 1965 e l’Ordine Esecutivo 11110 avrebbero seriamente sminuito  i profitti ed il controllo esercitato dal sistema bancario di New York. Mentre il debito americano raggiunge livelli incredibili e sta emergendo un conflitto in Bosnia che aumenterà ulteriormente il debito americano, uno deve chiedersi: avrà Clinton il coraggio di prendere in
considerazione l’utilizzo dell’ordine esecutivo 11110 e, se così fosse, vorrà pagarne le conseguenze?   

Ordine Esecutivo 11110
EMENDAMENTO DELL’ORDINE ESECUTIVO N. 10289
MODIFICA RELATIVA ALL’APPLICAZIONE DI CERTE FUNZIONI CHE RIGUARDANO IL
MINISTERO DEL TESORO   

In virtù dell’autorità affidatami dalla sezione 301 del Titolo 3 del Codice degli Stati Uniti, viene ordinato quanto segue:
La Sezione 1 dell’Ordine Esecutivo n. 10289 del 19 settembre 1951, come modificata, viene qui ulteriormente modificata –
Aggiungendo alla fine del paragrafo 1 di cui sopra il seguente sottoparagrafo (j):
(j) L’autorità di cui è investito il Presidente dal paragrafo (b) della sezione 43 della Legge del 12 maggio 1933, come modificata (31 U.S.C. 821(b)), di emettere certificati argentiferi contro qualsiasi deposito d’argento, argento o normali dollari d’argento nel Tesoro non legati alla restituzione di qualsiasi certificato argentifero preesistente, di prescrivere la denominazione di questi certificati argentiferi e di emettere normali monete d’argento e valuta sussidiaria redimibile in argento 
e
Revocando i sottoparagrafi (b) e (c) del paragrafo 2  predetto.
Sez. 2 I cambiamenti effettuati da questo Ordine non devono influenzare qualsiasi atto effettuato o qualsiasi diritto acquisito o qualsiasi causa o processo in atto o iniziato in qualsiasi causa penale o civile prima della data di quest’Ordine ma tutte queste responsabilità continueranno e verranno esatte come se il detto emendamento non fosse stato effettuato.
John F. Kennedy, Casa Bianca, 4 giugno 1963.Versione originale:   

Executive Order 11110
AMENDMENT OF EXECUTIVE ORDER NO. 10289
AS AMENDED, RELATING TO THE PERFORMANCE OF CERTAIN FUNCTIONS AFFECTING THE
DEPARTMENT OF THE TREASURY   

By virtue of the authority vested in me by section 301 of title 3 of the United States Code, it is ordered as follows:
Section 1. Executive Order No. 10289 of September 19, 1951, as amended, is hereby further amended – By adding at the end of paragraph 1 thereof the following subparagraph (j):
(j) The authority vested in the President by paragraph (b) of section 43 of the Act of May 12,1933, as amended (31 U.S.C.821(b)), to issue silver certificates against any silver bullion, silver, or standard silver dollars in the Treasury not then held for redemption of any outstanding silver certificates, to prescribe the denomination of such silver certificates, and to coin standard silver dollars and subsidiary silver currency for their redemption
and
By revoking subparagraphs (b) and (c) of paragraph 2 thereof.
Sec. 2. The amendments made by this Order shall not affect any act done, or any right accruing or accrued or any suit or proceeding had or commenced in any civil or criminal cause prior to the date of this Order but all such liabilities shall continue and may be enforced as if said amendments had not been made.
John F. Kennedy The White House, June 4, 1963.  

Naturalmente il fatto che sia JFK che Lincoln abbiano incontrato lo stesso destino è una pura coincidenza. (NdT: a causa della questione monetaria, vennero assassinati sette presidenti statunitensi: quattro con armi da fuoco e tre per avvelenamento)
Politica monetaria di Abramo Lincoln, 1865 (pagina 91 del documento del Senato n. 23):
La moneta è la creatura della legge e la creazione dell’emissione originaria della moneta deve essere mantenuta quale esclusivo monopolio del governo nazionale.
La moneta non possiede un altro valore relativamente allo Stato tranne quello che le è dato dalla sua circolazione.
Il capitale ha un suo posto preciso ed è coperto da ogni protezione. Le spese degli uomini devono essere riconosciute, nella struttura ed all’interno dell’ordine sociale, quali più importanti delle spese relative alla moneta.
Nessun dovere è più imperativo per il Governo di quello che ha nei confronti della popolazione di fornirla con una valuta solida ed uniforme, e di regolare la circolazione del mezzo di scambio in modo che il lavoro sia protetto contro una valuta viziata ed il commercio sia facilitato da scambi sicuri ed economici.
La quantità disponibile di oro ed argento essendo completamente inadeguata nel permettere l’emissione di monete dal valore intrinseco o cartamoneta convertibile in monete nel volume richiesto per soddisfare le necessità del popolo, rende necessario lo sviluppo di una altra base per l’emissione di valuta. Deve essere sviluppato qualche altro mezzo oltre a quello della convertibilità in monete metalliche per prevenire una inadeguata fluttuazione del valore della cartamoneta o di qualsiasi altro sostituto per la moneta di valore intrinseco che potrebbe venire in uso.   

Le necessità monetarie di un crescente numero di persone che avanza verso più alti standard di vita, debbono e possono trovare riscontro nel governo. Queste necessità possono essere soddisfatte dalla Valuta Nazionale e dal Credito attraverso la messa in opera  di un sistema bancario Nazionale. La circolazione di un mezzo di scambio emesso e garantito dal Governo può essere propriamente indirizzato e si può eliminare la ridondanza di emissioni attraverso la raccolta dalla circolazione quell’ammontare che si renda necessario, attraverso la Tassazione, il rideposito ed altrimenti. Il Governo ha il potere di regolare la valuta ed il credito della Nazione.
Il Governo deve appoggiare la sua valuta, il credito ed i depositi bancari della Nazione. Nessun individuo deve patire perdite di moneta attraverso una valuta deprezzata o gonfiata o a causa di bancarotta bancaria. Il Governo che possiede il potere di creare ed emettere valuta e credito come moneta e che gode del diritto di prelevare sia la valuta che il credito dalla circolazione attraverso la tassazione ed in altro modo, non ha necessità né deve prendere a prestito capitale pagando interessi come mezzo per finanziare lavori governativi ed imprese pubbliche. Il Governo deve creare, emettere e far circolare tutta la valuta ed il credito necessari per soddisfare il potere di spesa del Governo ed il potere d’acquisto dei consumatori. Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solamente una prerogativa suprema del Governo, ma rappresenta anche la maggiore opportunità creativa del Governo stesso. 
Con l’adozione di questi principi, sarà soddisfatto il desiderio, da lungo tempo sentito, di una moneta uniforme. Il contribuente risparmierà immense somme di interessi, sconti e cambi. Il finanziamento di tutta la pubblica impresa, il mantenimento di Governi stabili e di un progresso ordinato, nonché la condotta del Tesoro, diventeranno materia di ordinaria amministrazione. Il popolo può e sarà fornito di una valuta sicura tanto quanto il proprio Governo. La moneta cesserà di essere la padrona e diventerà la serva dell’umanità. La democrazia diventerà superiore al potere dei soldi.   

Qualche informazione sulla Federal Reserve
La Federal Reserve è una corporazione privata. Una delle preoccupazioni più comuni, tra la gente che si occupa attivamente di ridurre le tasse, è: “Se trattengo i miei soldi, impedirò al Governo di pagare i suoi conti?” Come è stato spiegato nel primo articolo di questa serie, la moderna tassa sul reddito non è stata fatta né pensata per pagare i servizi offerti dal governo. Il suo scopo è di pagare per il sistema privato della Federal Reserve.
Nel dizionario “Black Law” si definisce la Federal Reserve come “una rete di dodici banche centrali cui appartiene la maggior parte delle banche e della quale le banche con statuto statale possono essere proprietarie. Le regole societarie impongono un investimento in azioni e delle minime riserve”.
Sono banche private quelle che possiedono le azioni della Federal Reserve. Questo venne spiegato nel dettaglio nel processo “Levis contro Stati Uniti” (seconda serie del Federal Reporter, volume 680, pagine 1239, 1341 (1982)), dove la corte disse: “Ogni “Federal Reserve Bank” è una società separata posseduta da banche commerciali della sua regione. Le banche socie eleggono i due terzi del consiglio di amministrazione composto da nove membri di ciascuna banca”.
Similmente, le banche “Federal Reserve”, nonostante siano pesantemente regolate, sono controllate localmente dalle banche socie. Dando un altro sguardo al dizionario “Black Law”, troviamo che queste banche privatamente possedute, emettono moneta: “Federal Reserve Act: legge che creò le banche della Federal Reserve che agiscono come agenti nel mantenere riserve monetarie, nell’emettere moneta sotto forma di banconote, nel prestare moneta alle banche e nella supervisione delle banche. Amministrata dal consiglio d’amministrazione della Federal Reserve (Federal Reserve Board)”.   

Le banche della FED, che sono private, emettono, ovvero creano, la moneta che usiamo. Nel 1964, la Commissione Camerale sulla Pratica Bancaria e la Valuta, il sottocomitato sulla Finanza Interna, nella seconda sessione dell’88esimo Congresso, pubblicò uno studio intitolato “Fatti sulla Moneta”, che spiegava bene che cosa è la FED:
“La Federal Reserve è una macchinetta che crea moneta. Può emettere moneta o assegni. Non ha il problema di coprire gli assegni perché può ottenere le banconote da 5 e 10 dollari, necessarie per coprirli, semplicemente chiedendo all’ufficio del conio del Ministero del Tesoro di stamparle”.
Come tutti sappiamo, chiunque abbia un sacco di soldi ha molto potere. Immaginatevi un gruppo di persone che hanno il potere di creare soldi. Immaginatevi che potere questi possono avere. Questo è quello che è la FED.
Nessun uomo denunciò maggiormente il potere della FED quanto Louis T. McFadden, il presidente della Commissione Camerale Bancaria negli anni ’30. Egli costantemente precisava che le questioni sull’emissione monetaria non dovevano essere partigiane, e criticava le amministrazioni sia di Herbert Hoover che di Franklin Roosevelt. Descrivendo la FED, nel 10 giugno 1932 (Verbale del Congresso, Camera, pagine 1295 e 1296), affermava:    

“Signor Presidente, in questo paese abbiamo una delle istituzioni più corrotte che il mondo abbia mai conosciuto. Mi riferisco al consiglio d’amministrazione della Federal Reserve ed alle banche Federal Reserve. Il cda della Federal Reserve, un cda di governo, ha fregato al Governo degli Stati Uniti ed al popolo statunitense abbastanza soldi per estinguere il debito pubblico. Le predazioni ed ingiustizie del cda della Federal Reserve e delle banche Federal Reserve, agendo assieme, sono costate a questo paese abbastanza soldi per ripagare numerose volte il debito nazionale. Questa maligna istituzione ha impoverito e rovinato il popolo degli Stati Uniti, è andata in bancarotta ed ha portato alla bancarotta il Governo. Ha ottenuto questo attraverso la cattiva amministrazione della legge che autorizzava il cda della Federal Reserve ed attraverso le combriccole corrotte che la controllano. Qualcuno pensa che le banche Federal Reserve siano istituzioni degli Stati Uniti. Non sono istituzioni statunitensi. Sono monopoli di credito privati che si basano sul popolo statunitense per beneficiare se stessi ed i loro clienti stranieri, gli speculatori e predatori interni e stranieri, e i ricchi predatori usurai. In questa oscura cricca di pirati finanziari ci sono quelli che taglierebbero la gola di chiunque per sottrargli un dollaro dalle tasche, vi sono quelli che mandano soldi negli stati per comprare i voti per controllare la nostra legislazione, e ci sono quelli che mantengono una propaganda internazionale allo scopo di ingannarci e di spingerci a fornire nuove concessioni che permetteranno loro di insabbiare le loro malefatte precedenti e di rimettere in moto il loro gigantesco treno criminale. Questi 12 monopoli privati vennero slealmente ed ingannevolmente imposti a questo paese da banchieri che vennero dall’Europa e che hanno ripagato la nostra ospitalità minando alla base le nostre istituzioni americane”.    

La FED in pratica funziona così: il Governo ha garantito il potere di emettere moneta alle banche della FED. Queste creano moneta, poi la prestano al governo caricando gli interessi. Il governo preleva la tassa sul reddito per pagare gli interessi sul debito. Su questo punto è interessante notare che sia il “Federal Reserve Act” che il sedicesimo emendamento, che dava al Congresso il potere di raccogliere la tassa sul reddito, vennero promulgati assieme nel 1913. L’incredibile potere che la FED ha sull’economia viene universalmente riconosciuto. Alcune persone, specialmente nell’ambiente bancario ed accademico, addirittura lo appoggiano. Tuttavia vi sono quanti, sia in passato che oggi, lo denunciano. Uno di questi uomini era il presidente Kennedy. I suoi sforzi vennero elencati in dettaglio nel libro “Crossfire” di Jim Marrs, del 1990:”Un altro aspetto tralasciato del tentativo di Kennedy di riformare la società americana riguarda la moneta. Plausibilmente Kennedy riteneva che, ritornando alla Costituzione, la quale afferma che solamente il Congresso può coniare e regolare la moneta, il crescente debito nazionale poteva essere ridotto smettendo di pagare interessi ai banchieri del sistema della Federal Reserve, che stampava cartamoneta e la prestava al governo contro interessi. Egli si mosse in questo campo il 4 giugno 1963, firmando l’Ordine Esecutivo 11110 che chiedeva l’emissione di 4.292.893.815 dollari in banconote statunitensi attraverso il Tesoro anziché usando il tradizionale sistema della Federal Reserve. Quello stesso giorno, Kennedy firmò una legge che cambiava la garanzia dei biglietti da 1 e 2 dollari – da argento in oro – aggiungendo forza all’indebolita valuta statunitense.   

Il “Comptroller of the currency” di Kennedy, James J. Saxon, venne in contrasto con gli organi della Federal Reserve per qualche tempo, incoraggiando poteri di maggior investimento e di credito per le banche che non erano parte della FED. Saxon aveva anche stabilito che queste banche potessero sottoscrivere titoli statali e locali, indebolendo così maggiormente le banche della dominante FED.
Venne emessa una serie di banconote-Kennedy – l’autore possiede tutt’oggi uno di questi biglietti da cinque dollari con l’intestazione “United States Note” – ma vennero presto ritirate dalla circolazione dopo la morte di Kennedy. Secondo informazioni reperibili nella libreria del Comptroller of the Currency, la legge 11110 è ancor oggi in corso di validità legale, anche se le amministrazioni successive, ad iniziare con quella del presidente Lyndon Johnson, l’hanno – apparentemente – semplicemente ignorata tornando alla pratica di pagare interessi sulle banconote della FED. Oggi continuiamo ad usare banconote della Federal Reserve, ed il deficit ha raggiunto il suo massimo storico.
Il fatto è che le tasse sul reddito che state pagando (IRS) non vengono usate per servizi governativi. Non vi sarebbero danni per voi, o per la nazione, se si riducesse legalmente o si eliminasse questo tipo di tassa.  

  

  

  

  

 

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Il Procuratore Generale Tarquini spiega la truffa di Bankitalia

Posted by mrdrago88 su 1 gennaio 2010

Il Procuratore Generale Tarquini spiega la truffa di Bankitalia
Visto su http://sebastianoscrofina.blogspot.com/2004/12/il-procuratore-generale-tarquini.html

Tratto da “La banca, la moneta e l’usura – La Costituzione tradita”, di Bruno Tarquini [*], già Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello dell’Aquila (ed. Controcorrente, Napoli 2001)

“Le anomalie di un bilancio […] la Banca d’Italia, nei propri bilanci, iscrive tra le poste passive la moneta che immette in circolazione. Questo ritiene di poter fare in virtù di un mero gioco di parole, che si risolve in definitiva in una presa in giro del popolo, sfruttando in modo truffaldino la formula che ancora si trova scritta sulle banconote (“Lire centomila – pagabili a vista al portatore” – firmato “Il Governatore”) e che, oggi, non avrebbe più alcuna ragione di essere, perché non significa nulla [1].
Infatti si tratta di un’obbligazione che l’istituto bancario si assumeva nel passato (nel tempo, cioè, in cui vigeva la convertibilità del biglietto di banca in oro) di convertire appunto la carta moneta nel metallo prezioso che ne costituiva la garanzia (base aurea).
Nei tempi attuali, in cui quella convertibilità è stata abolita ed è stato imposto il corso forzoso della moneta cartacea, quella “promessa di pagamento a vista” ha perduto ogni contenuto e non può, quindi, avere alcun valore. Tuttavia la Banca d’Italia ritiene ancora di potersene avvalere, confidando che la mera apparenza, che ancor oggi conservano i biglietti di banca, di cambiali a vista, e quindi formalmente di debito, le possa consentire legittimamente di considerare la moneta immessa in circolazione come una propria passività da iscrivere in bilancio tra le poste passive. Ed è noto come l’aumento artificioso del passivo, in un bilancio societario, determini un illecito annullamento dell’attivo [2].

Quindi l’Istituto di Emissione immette in circolazione banconote che sono non solo prive di alcuna copertura (neanche parziale) o garanzia, ma anche strutturate come false cambiali, che da un lato offrono una parvenza di legalità alla loro iscrizione nel passivo dell’azienda, dall’altro costituiscono un “debito inesigibile”, come affermano le stesse autorità monetarie, inventando una fattispecie giuridica di cui facilmente si può misurare l’assurdità. A parte, infatti, che la inesigibilità non può che riguardare il credito (perché è questo che, caso mai, non può essere esatto), con la formula del “debitore inesigibile” si fa decidere allo stesso debitore di non pagare il debito.
Una cosa è dire che “il credito” è inesigibile perché il debitore non può pagare, altra cosa è invece dire che esso è inesigibile perché il debitore (la Banca Centrale) per legge ha la garanzia di non dover pagare.
Riassumendo, delle due l’una: o la Banca d’Italia non è proprietaria della moneta al momento dell’emissione (come hanno affermato i rappresentanti del governo rispondendo alle interrogazioni parlamentari) ed allora appare del tutto ingiustificato che ne tragga un utile, tanto più che la banca stessa assume di essere debitrice dei simboli monetari emessi, così da iscriverli come posta passiva nel proprio bilancio; oppure la Banca Centrale (contrariamente a quanto dichiarato dai due Sottosegretari di Stato) è proprietaria di quella moneta e con giustificazione (solo apparente) ne ritrae un utile dal suo prestito al sistema economico nazionale, ma allora assume i contorni di un fatto illecito far figurare come poste passive operazioni che sono invece indubbiamente attive.”
Note:
[*] Bruno Tarquini è nato ad Avezzano (L’Aquila) nel 1927. Laureatosi in giurisprudenza nel 1948 presso l’Università di Roma, è entrato giovanissimo in magistratura, percorrendone tutti i gradi. E’ stato pretore a Roma e, dal 1955, al Tribunale di Teramo, prima come giudice, poi come presidente; nel 1986 è stato trasferito alla Corte d’Appello dell’Aquila, dove ha svolto le funzioni di presidente della sezione penale e della Corte d’Assise di secondo grado, infine, nel 1994, è stato nominato Procuratore Generale della Repubblica presso la stessa Corte d’Appello. Gli studi giuridici e l’attività professionale non gli hanno impedito di alimentare le sue curiosità intellettuali, con particolare riguardo alla storia.
[1] Provi il cittadino a presentarsi ad uno sportello qualsiasi della Banca d’Italia, esibisca una banconota contenente quella (ormai inutile) promessa di pagamento e chieda di essere “pagato a vista”. E’ probabile che venga preso per matto!
[2] Sarebbe di certo giuridicamente infondato sostenere la legittimità della indicazione nel passivo della moneta al momento della emissione (ed a maggior ragione durante la sua circolazione), facendo ricorso a quanto stabilisce l’art.2424 del codice civile, secondo il quale il bilancio delle società per azioni deve indicare nel passivo (tra l’altro) anche “il capitale sociale al suo valore nominale…”, poiché non vi è alcun dubbio che nella massa di moneta creata e messa in circolazione dalla Banca Centrale non può sicuramente identificarsi il capitale sottoscritto e depositato dagli azionisti (“partecipanti”), dei quali costituisce un credito e, quindi, per la società un debito. Quella moneta la stessa Banca d’Italia – come si dirà più oltre – la definisce “merce”.

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