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Origine e significato del concetto di terrorismo

Posted by mrdrago88 su 22 dicembre 2009

Antonella Randazzo autrice del libro: “DITTATURE: LA STORIA OCCULTA” – 7 maggio 2007

Il termine “terrorismo” è stato coniato nell’Ottocento, ad indicare gli indigeni coloniali che si opponevano alla violenza e al dominio delle autorità europee in Africa e in Asia.
Le oligarchie europee, per preservare il potere assoluto sulle terre coloniali, elaborarono il progetto di sterminare i popoli indigeni che non si fossero completamente sottomessi. Tutti coloro che cercavano di liberare il proprio paese dalla morsa coloniale erano considerati “terroristi” o “pericolosi ribelli” e, dato che risultavano inutili o dannosi al progetto imperiale, dovevano essere uccisi.

Le autorità tedesche decisero di sterminare gli Herero quando si resero conto che erano sempre più riluttanti a farsi sfruttare. Il Generale Lothar von Trotha, responsabile del genocidio, commesso fra il 1904 e il 1907, scrisse: “Io credo che la nazione come tale (gli Herero) debba essere annientata, o, se questo non è possibile con misure tattiche, debba essere espulsa dalla regione con mezzi operativi ed un ulteriore trattamento specifico… L’esercizio della violenza fracasserà il terrorismo e anche se con raccapriccio fu ed è la mia politica. Distruggo le tribù africane con spargimento di sangue e di soldi. Solo seguendo questa pulizia può emergere qualcosa di nuovo, che resterà”.[1]

I crimini contro gli Herero furono attuati anche per provare che l’impero tedesco era forte, e dunque aveva potere di vita o di morte. Una Relazione dello Stato Maggiore tedesco diceva: “Von Trotha capì che la rivolta fu il primo segno di una guerra di razza che avrebbe sfidato tutti i poteri coloniali in Africa. Ogni cedimento quindi da parte dei tedeschi avrebbe dato ulteriore alimento al movimento etiopico secondo il quale l’Africa appartiene solo agli africani. La guerra deve continuare finché ci sarà il pericolo di una nuova resistenza degli Herero”.[2]

Come le autorità tedesche, anche quelle inglesi, francesi, belghe, italiane, portoghesi e spagnole, di fronte a popolazioni indigene che non volevano sottomettersi, reagivano definendole “terroriste” e attuavano veri e propri genocidi, costruendo lager e riducendo alla fame. Utilizzavano il potere economico acquisito attraverso il saccheggio delle risorse e delle terre indigene. Decidendo cosa coltivare nelle terre africane e privando gli indigeni di tutte le risorse del loro paese, costringevano milioni di persone a morire di fame, come accade anche oggi.

I casi di sterminio di popolazioni definite “terroriste”, perché non accettavano la sottomissione coloniale, sono tantissimi. Ad esempio, nel 1953, si ebbe in Kenya la rivolta della tribù dei Kikuyu (Mau Mau), che rivendicava le terre dei padri. Il Kenya era nato come un protettorato britannico, e nel 1920, in seguito alla massiccia immigrazione inglese nelle terre più fertili (White Highlands), divenne Colonia del Kenya. La colonizzazione inglese aveva sottratto le terre coltivabili agli autoctoni, riducendoli in miseria. Cacciati dalle loro terre, i Mau Mau furono costretti a vivere nelle riserve, ridotti a pura manodopera a basso costo per i coloni inglesi. I Kikuyu decisero di lottare pacificamente per ottenere almeno parte delle loro terre, e per ritornare ad avere una relativa indipendenza. La reazione inglese fu feroce: senza pensare nemmeno lontanamente ad un accordo, le autorità inglesi considerarono immediatamente “terroristi” i Mau Mau, iniziando una massiccia propaganda contro di loro, e preparando una feroce repressione. La guerra, spacciata per “lotta al terrorismo”, fu di una crudeltà inaudita, e si valse anche della tortura, delle violenze sessuali e di ogni genere, del massacro con armi di vario tipo e della deportazione nei lager. I Mau Mau erano descritti come potenti terroristi dai servizi segreti inglesi. Ad esempio, in un rapporto stilato nel dicembre del 1954, leggiamo:

“Le ultime settimane di novembre sono state le migliori sia in termini di perdite inflitte ai Mau Mau sia per quanto riguarda le perdite avute, le armi sequestrate, gli avversari che si sono arresi, e i furti dei Mau Mau si sono ridotti. In Dicembre non ci sono state operazioni importanti da ricordare. Le bande sembrano essersi ritirate nelle foreste e una di queste è stata attaccata con successo a un’altitudine di 10.000 piedi sulle brughiere del monte Kenya. Un elicottero della RAF ha operato ad altezze che finora erano ritenute impraticabili per quel tipo di mezzo. Dall’inizio dell’anno fino al 30 novembre 4460 terroristi sono stati uccisi dalle Forze di Sicurezza e 524 sono stati giustiziati in seguito a processo.”[3]

In realtà, erano i Mau Mau ad essere continuamente terrorizzati dagli inglesi, e in migliaia, anche donne e bambini, furono rinchiusi in campi di concentramento e torturati con l’elettrochoc[4].
Per terrorizzare quanto più possibile, le autorità inglesi assoldarono il feroce dittatore Idi Amin, che commise a danno dei Mau Mau una serie interminabile di torture, persecuzioni ed esecuzioni sommarie, anche di donne e bambini. Per queste “imprese”, considerate dalle autorità britanniche come “eroiche”, Amin venne elogiato e promosso a “Signore”, che era il grado più alto che il soldato indigeno poteva avere.

La studiosa Caroline Elkin, nell’opera Britain’s Gulag,[5] denuncia gli orrori che gli inglesi commisero nei villaggi dei Kikuyu e nei campi di concentramento allestiti per contrastare la resistenza dei Mau Mau. Dalle testimonianze di almeno 300 sopravvissuti, emerge un quadro terrificante di impiccagioni, pestaggi, torture, stupri collettivi e violenze fatte per terrorizzare i villaggi. Il bilancio dei “gulag britannici” viene quantificato come superiore ai 100.000 morti. I soldati inglesi ricevevano 5 scellini (circa 7 euro) per ogni Kikuyu ucciso, e spesso le membra squartate degli indigeni venivano inchiodate nei segnali stradali, come deterrente per gli altri patrioti. La Elkin riporta testimonianze agghiaccianti: “Ci chiamavano maledetti Mau Mau e ci dicevano che meritavamo tutti di morire”.[6]

Alle guardie inglesi, per fare in modo che diventassero crudeli verso i Kikuyu, veniva detto che questi ultimi erano feroci cannibali, e che se non li avessero uccisi li avrebbero divorati. La studiosa riporta altri fatti terribili: “Ora sono convinta che alla fine del dominio coloniale in Kenya ci sia stata una campagna sanguinosa per eliminare il popolo Kikuyu, una campagna che lasciò decine di migliaia, forse centinaia di migliaia di morti… Per molti bianchi in Kenya […] i Mau Mau non appartenevano alla razza umana; erano animali sporchi e malati che potevano contagiare il resto della colonia, la cui sola presenza minacciava di distruggere la civiltà in Kenya. Dovevano essere eliminati.”[7]

Durante la guerra, ogni Kikuyu era considerato sospetto, anche donne, bambini e vecchi, e molti vennero sottoposti a “screening” (interrogatorio), una parola che a tutt’oggi i sopravvissuti hanno il terrore di pronunciare.
Durante lo screening venivano torturati, straziati e spesso uccisi. Gli interrogatori avevano lo scopo principale di creare un clima di terrore, e di ottenere informazioni sui combattenti Mau Mau. Tutte le persone sospette subivano torture, venivano frustate, bruciate, picchiate, sodomizzate, costrette a mangiare feci e a bere urina, castrate. Le donne venivano stuprate con oggetti, serpenti o bottiglie di birra rotte.

La propaganda inglese diceva che i campi erano istituiti allo scopo di “riabilitare”, ma in realtà l’obiettivo era lo sterminio.
Le autorità inglesi, oltre a propagandare una realtà assai diversa da quella vera, cercarono di cancellare ogni traccia dei crimini, come testimonia John Nottingham, un funzionario britannico in Kenya: “Il governo britannico, alla vigilia della decolonizzazione in modo esteso e deliberato ha distrutto gran parte della documentazione relativa ai campi di detenzione e ai villaggi recintati. Io stesso, come commissario del distretto di Nyeri, ricevetti l’ordine di distruggere tutti i documenti che anche lontanamente riguardavano i Mau Mau, e sapevo che altri funzionari avevano ricevuto e obbedito a simili ordini.”[8]

Nel periodo della guerra ai Kikuyu, i giornali inglesi diffondevano notizie che descrivevano i Mau Mau come selvaggi e sanguinari, che massacravano gli inglesi. Si soffermavano soltanto sulla “barbarie” dei Kikuyu, e nessuna notizia trapelava sui crimini inglesi, come avviene oggi nelle guerre scatenate dalle autorità anglo-americane.
I Mau Mau combattenti erano circa 15.000, e si rifugiavano nelle foreste vicine al Monte Kenya e agli Aberdares. Alla fine del 1955, il Movimento dei Mau Mau venne sconfitto, 13.500 combattenti erano stati uccisi, mentre gli inglesi caduti erano circa 100. Nei lager, sotto tortura o nelle esecuzioni sommarie, erano morti almeno 90.000 civili Kikuyu. Il governatore, alla fine della guerra, così giustificò il massacro dei Mau Mau: “L’obbiettivo che ci siamo prefissati è di civilizzare una grande massa di esseri umani che versano in uno stato morale e sociale primitivo”.[9]

C’era nelle autorità britanniche un forte senso di superiorità, che faceva loro credere di essere legittimate a commettere ogni crimine contro coloro che definivano “terroristi”. I governi inglesi non hanno mai ammesso i crimini commessi nelle colonie, e non hanno mai chiesto scusa a nessuno, al contrario, hanno cercato di occultare i crimini o di giustificarli, e a tutt’oggi credono di avere diritto di uccidere tutti coloro che avversano il loro dominio.
Anche oggi il termine “terrorista” viene utilizzato dagli anglo-americani con la stessa accezione del periodo coloniale, anche se la propaganda divulga un significato diverso, per occultare la vera strategia di dominio neocoloniale. I mass media occidentali inducono a credere nell’esistenza di un nemico dell’Occidente, identificato come “estremista islamico combattente”, ossia “terrorista”. In realtà, i gruppi terroristici estremisti sono formati, addestrati e finanziati dalle stesse autorità anglo-americane, allo scopo di criminalizzare i dissidenti, di reprimere e di giustificare ogni guerra.

Terrorizzare i popoli sottomessi era un metodo di dominio ritenuto valido dall’inizio del colonialismo. Ad esempio, Winston Churchill considerava indispensabile utilizzare gas tossici contro gli indigeni coloniali, perché ciò “avrebbe seminato un grande terrore”. Egli sapeva che un popolo impaurito è incline alla sottomissione o risulta troppo debole per lottare efficacemente contro l’oppressore.

I gruppi terroristici utilizzati oggi dall’élite dominante, sono addestrati e finanziati dai servizi segreti americani, europei e israeliani. Ad esempio, in Algeria, dal 1994 al 1996 si ebbero molti attentati terroristici organizzati dai Gruppi Islamici Armati (Gia) e dal Movimento Islamico Armato (Mia), che venivano considerati affiliati ad al Qaeda e nemici dell’Occidente, ma in realtà erano controllati e finanziati dalla Cia e da altri servizi segreti occidentali. Il capo del Gia era Sid Mourad, un agente addestrato dalla Cia ai tempi dei combattimenti in Afghanistan contro i russi. Le autorità statunitensi, appoggiate da quelle europee, utilizzando la maschera dell’integralismo islamico, terrorizzavano la popolazione algerina, per costringerla ad accettare l’assetto neocoloniale, che vedeva le ricchezze del paese nelle mani delle corporation straniere. Negli anni Novanta, giornali francesi come Le Figaro e Le Parisien, fecero emergere i collegamenti fra terroristi del Gia e i governi di Parigi e Londra. Le Figaro scrisse:

Le tracce di Boualem Bensaid, capo del Gia a Parigi, conducono in Gran Bretagna. La capitale britannica ha funzionato da base logistica e finanziaria per i terroristi.[10]
In Algeria, nel 1991, in seguito all’annullamento delle regolari elezioni e all’arresto degli eletti del Fronte Islamico di Salvezza (Fis), venne insediato dalle autorità occidentali un governo fantoccio, affinché le corporation occidentali potessero continuare ad appropriarsi delle risorse del paese. Per piegare la popolazione si organizzava ogni tipo di azione criminale, ad esempio, alcuni elementi dei gruppi terroristici che si spacciavano per “integralisti islamici” andavano nelle case vestiti da mujaheddin, a chiedere asilo, ma chi li accoglieva veniva ucciso. Un ex agente algerino, nel 1998, confessò:

E’ l’esercito il responsabile dei massacri, è l’esercito che ha compiuto i massacri: non i soldati di leva, ma un’unità speciale sotto gli ordini dei generali. Va ricordato che stanno privatizzando le terre, e le terre sono molto importanti. Bisogna prima cacciare la gente dalla loro terra per poterla acquistare a basso prezzo. E poi ci deve essere una certa dose di terrore per governare il popolo algerino e rimanere al potere. Secondo un detto cinese un’immagine vale mille parole. Non potrei sopportare l’immagine di una ragazza con la gola tagliata. Non saprei tenere per me quello che ho visto accadere. Ho figli, provate a pensare che cosa quella ragazza deve aver sofferto, gli ultimi dieci secondi della sua vita devono essere stati orribili. Credo che sia nostro dovere parlare di queste cose. Io parlo oggi nella speranza che altri facciano lo stesso, così che le cose cambino e questi assassinii abbiano fine.[11]

Fra il 1993 e il 2000 furono uccisi almeno 30.000 algerini, e oltre 10.000 furono feriti. I gruppi terroristici addestrati dalla Cia cooperavano col governo fantoccio, che riceveva denaro e armi dagli occidentali. Fra le persone massacrate dal Gia figuravano anche diversi prelati, oltre a dissidenti e cittadini comuni.
Fatti analoghi sono avvenuti o avvengono in tutti i paesi controllati dalle autorità occidentali, come la Turchia , l’Egitto, la Thailandia , la Birmania , l’Indonesia, il Pakistan ecc.
Oggi, dunque, il “terrorismo” denunciato è la legittima resistenza delle popolazioni piegate al dominio delle autorità occidentali, mentre al Qaeda e molte altre formazioni realmente terroristiche sono al soldo di Washington e operano per terrorizzare le popolazioni e uccidere i dissidenti. Anche l’estremismo religioso viene utilizzato in molti paesi per ridurre i popoli alla passività. Lo studioso francese André Prenant spiegò l’utilizzo dei gruppi estremistici contro la popolazione:

Le distruzioni e i massacri del terrorismo islamico (sono manipolate) da sostenitori legati tanto al regime di stato quanto al neoliberismo, quello della borghesia algerina come delle multinazionali, con beni al sole nelle capitali occidentali, in particolare a Londra. Costoro strumentalizzano un senso dell’identità che vogliono confondere con l’Islam come speranza per reclutare gli emarginati del sistema, in particolare nelle periferie. La violenza utilizzata fin dagli anni 1980 fa parte di una strategia del terrore, di matrice fascista. Ha preso di mira prima del 1995 sindacalisti e intellettuali, artisti, giornalisti, scrittori o universitari che la combattevano; poi, oltre agli stranieri non musulmani, la massa di uomini, donne, bambini, di quelli che le disubbidivano lavorando, votando, studiando, in particolare nelle campagne isolate… Questo terrorismo, lo si sa meno, ha anche distrutto unità produttive pubbliche, ma mai le infrastrutture private appartenenti al grande capitale straniero. Si accanisce contro le istituzioni pubbliche scolastiche, sanitarie e sociali, in convergenza con la loro destabilizzazione da parte della speculazione mafiosa e del risanamento strutturale. La morte di 36 mila civili in sei anni, senza contare quelli di polizia ed esercito, secondo le statistiche ufficiali, ne è l’effetto più drammatico.[12]

Con l’accusa generica di “terrorismo”, sono state fatte sparire migliaia di persone in molti paesi del Terzo Mondo, di cui non si è saputo più nulla.
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna dicono di essere in “guerra contro il terrorismo”, ma quando, nel 1994, le Nazioni Unite approvarono la risoluzione 49/60, e nel 1996, la 51/210, che invitava a sconfiggere il terrorismo attraverso le indagini sui finanziamenti alle attività terroristiche, glissarono. Oggi anche la rivista Executive Intelligence Review denuncia chiaramente che l’Inghilterra è un “paese da mettere sulla lista degli stati che promuovono il terrorismo islamico”.

Gli anglo-americani utilizzano il terrorismo come un mezzo per spaventare e per reprimere i popoli, e i terroristi sono a loro servizio, e non contro di loro, come vorrebbero far credere. La “guerra al terrorismo” è in realtà una guerra contro le aree più povere del continente, che sono state rese tali da un gruppo di persone, che creando povertà ha acquisito un potere economico e finanziario enorme, e lo utilizza per continuare ad attuare guerre e genocidi. I popoli sfruttati e vessati cercano di combattere per i loro diritti, ma vengono marchiati come “terroristi” e perseguitati. Le autorità europee e statunitensi attuano una massiccia propaganda, che induce a credere che il terrorismo sia un pericolo per l’Occidente, e che i popoli musulmani avrebbero organizzato una guerra per contrastare il potere americano. Ma se così fosse, come mai nessuna autorità americana è mai stata uccisa? Come mai molti terroristi sono stipendiati dalla Cia e entrano ed escono liberamente dagli Stati Uniti? Come mai la maggior parte delle vittime del terrorismo sono musulmane o povere?

Il terrorismo viene ampiamente utilizzato dalle autorità di Washington anche per piegare la popolazione irachena. In Iraq, gli Usa, oltre a fomentare divisioni, rafforzano l’integralismo islamico. Ad esempio, finanziano segretamente le milizie di Moqtada Al-Sadr, che è un leader dell’integralismo sciita convinto di dover scatenare un’ondata di proibizioni contro gli iracheni. Tali proibizioni riguardano quasi tutti gli aspetti dell’esistenza umana, dall’abbigliamento, alle bevande alcoliche, con pene corporali che vanno dalla fustigazione alla pena di morte. Si tratta dell’assetto imposto già alle popolazioni arabe in Arabia Saudita, in Kuwait e in altre dittature compiacenti verso gli Stati Uniti.

Dunque l’estremismo islamico e il terrorismo sono strumenti utilizzati dagli Stati Uniti anche al fine di opprimere e piegare l’orgoglioso popolo iracheno, che prima dell’occupazione era il popolo arabo meno legato all’ortodossia islamica. Prima che le autorità americane si accanissero per distruggerlo, l’Iraq era un paese industrializzato, con un forte sviluppo del settore sanitario e scolastico, che valse al governo iracheno ben tre medaglie dell’Unesco. Anche se il popolo iracheno non era libero ma oppresso dalla dittatura di Saddam, nel 1991, l’Iraq era l’unico paese del Medio Oriente che poteva vantare uno sviluppo paragonabile a quello europeo. La scuola era gratuita per tutti, le strutture sanitarie erano di alta qualità, e le donne avevano raggiunto una certa libertà e considerazione sociale e politica. Oggi oltre il 70% degli iracheni non ha più nemmeno l’acqua potabile e l’energia elettrica, e la sanità pubblica irachena è stata completamente devastata, provocando la morte di centinaia di migliaia di persone, specie bambini.

Gli anglo-americani organizzarono la guerra del Golfo con lo scopo principale di riportare l’Iraq ai livelli preindustriali, per ricolonizzarlo. Dopo la guerra, l’embargo avrebbe dovuto colpire l’economia del paese, e indebolirlo a tal punto da aprire la strada all’occupazione definitiva.
Oggi in Iraq, in Afghanistan, in Somalia, in Sudan e in molti altri paesi, le autorità americane, pur controllando minuziosamente ogni zona, non esercitano alcuna protezione della popolazione, al contrario, scatenano gruppi di terroristi, per creare insicurezza e divisioni. A questo scopo utilizzano milizie di vario genere, da quelle mercenarie, a quelle dei governi fantocci che insediano. In alcuni paesi impongono il potere di terroristi/mafiosi, che oltre ad impaurire le popolazioni si occupano di svolgere attività criminali, come il traffico di materiale radioattivo, di droga, di armi e lo sfruttamento della prostituzione. Gli attentati in Iraq, che i nostri telegiornali ci mostrano, sono quelli organizzati dalla Cia per terrorizzare la popolazione, mentre le vere operazioni della resistenza irachena vengono occultate dai mass media, per evitare che si conosca realmente ciò che accade (ad esempio, i combattimenti in cui gli Usa utilizzano armi chimiche contro i civili).

Come molti autori hanno provato, anche l’11 settembre è stato architettato, o perlomeno voluto, dai servizi segreti statunitensi. Non soltanto è certo che la Cia fosse al corrente dell’attentato prima che venisse attuato, ma, addirittura, sono stati resi noti dalla Bbc alcuni documenti del National Security News Service[13], che spiegano come diversi agenti dell’Fbi, che erano sulle tracce di personaggi che stavano progettando il piano terroristico, furono depistati dagli stessi servizi segreti americani.
Grazie al “pericolo terrorismo”, gli Usa hanno attuato una massiccia militarizzazione in moltissimi paesi del mondo, imponendo basi permanenti e personale per addestrare le forze armate locali. In molti paesi africani, come il Marocco, il Congo, il Ciad, il Senegal, il Niger, la Tunisia e l’Algeria, il Pentagono ha provocato gravi destabilizzazioni, e utilizza il “pericolo terrorismo” per giustificare le ingenti forniture di armi e l’addestramento di gruppi militari e paramilitari, il cui vero scopo è di tenere i paesi sotto controllo, per consentire alle corporation di appropriarsi delle risorse, specie petrolio, diamanti, uranio, coltan, ecc.

Il terrorismo permette agli Usa di nascondere il controllo che impone quasi ovunque. Ad esempio, in Africa, è stato creato un programma di intervento militare chiamato African Coastal Security Programme (ACSP), con l’obiettivo ufficiale di combattere il terrorismo di al Qaeda, ma in realtà si tratta di difendere i giacimenti off-shore americani, e di controllare le principali rotte attraverso cui il petrolio e gli idrocarburi affluiscono in Europa e nel Mediterraneo. Se le autorità di qualche paese africano chiedessero di poter esercitare autonomamente controlli sul traffico marittimo nelle loro acque territoriali, gli statunitensi le accuserebbero di “terrorismo”, per avere la libertà di reprimerle e di riportare tutto sotto il proprio controllo.

Nella base americana di Djibouti sono state organizzate operazioni della forza navale congiunta (statunitense, tedesca, francese, italiana e spagnola), che ha svolto pattugliamenti lungo il Golfo di Aden, il Mar Rosso, e il Mare d’Arabia, dichiarando di avere come obiettivo la cattura di membri e dirigenti di al Qaeda, ma in realtà si trattava di operazioni di controllo dei governi africani e di tutti coloro che si opponevano al dominio statunitense, mentre i traffici di droga, armi e di esseri umani proseguivano indisturbati.
Il terrorismo è un’arma del potere neocoloniale, che oggi ha bisogno di giustificare con nuovi argomenti la brutalità e i crimini che lo caratterizzano. Per questo ha elaborato un modo per atteggiarsi a “difensore dei diritti umani” e al contempo attuare le più crudeli repressioni contro popolazioni inermi, che hanno l’unica “colpa” di voler vivere la loro esistenza senza essere oppressi e saccheggiati.

Col passare del tempo, il termine “terrorismo” viene sempre più utilizzato per criminalizzare ogni dissidente, o chi dice la propria contro il sistema di potere. Viene accusato di essere un terrorista chi chiede un ambiente più protetto e meno militarizzato, persino chi critica il Vaticano o il governo, e chi osa ragionare con la propria testa, denunciando i paradossi e i crimini delle autorità occidentali.

Il “terrorismo” viene utilizzato dalle autorità europee e statunitensi per tenere impaurite le persone anche nel Primo Mondo, poiché uno stato perenne di paura garantisce la sottomissione acritica all’autorità, che si intende “protegga” dal pericolo. Uno dei modi per impaurire è quello di organizzare simulazioni o esercitazioni contro il terrorismo, rendendo il pericolo plausibile e creando una situazione di attesa dell’attentato. Negli Stati Uniti sono ormai diversi anni che la popolazione viene impaurita con vari metodi, basti pensare alle installazioni tipo “semafori” che cambiano colore in ordine al “grado di pericolo terroristico”, sulla base di non si sa bene quali criteri. In Europa, le autorità stanno introducendo gli stessi metodi già utilizzati negli Usa. Ad esempio, dal 12 al 26 marzo, si svolse nelle acque tra La Spezia e Viareggio l’esercitazione Italian Minex 2007 attuata dalle unità navali italiane ed estere (cacciamine francese Capricorne, cacciamine spagnolo Tajo e cacciamine turco Edremit) e della Nato con 6 cacciamine appartenenti alla forza permanente del Sud Europa, che simularono la presenza di mine o ordigni. Altre simulazioni hanno riguardato anche civili, e si sono svolte in molte città europee, come Londra, Roma, Milano, Parigi e Madrid.

Il fatto assai inquietante è che le stesse autorità che organizzano le simulazioni sono quelle che realizzano gli attentati terroristici, e persino durante l’attuazione reale dell’attentato sono avvenute simulazioni analoghe al vero evento terroristico, come nel caso dell’11 settembre 2001 a New York e del 7 luglio 2005 a Londra.
Il terrorismo risulta dunque un’arma del sistema di potere, che oggi si impone su quasi tutto il mondo, per garantirsi la sottomissione dei popoli e la licenza di portare a compimento guerre ovunque ritenga necessario. Cadere nelle trappole propagandistiche, che mirano a farci credere che le autorità occidentali abbiano a cuore i diritti umani, e che esista un nemico oscuro e inspiegabilmente crudele, significa ignorare la vera natura dell’attuale sistema di potere, che commette atroci crimini ma vuole spacciarsi per filantropo, in modo da non perdere l’indispensabile appoggio dei popoli delle aree ricche del pianeta.

Antonella Randazzo ha scritto Roma Predona. Il colonialismo italiano in Africa, 1870-1943, (Kaos Edizioni, 2006); La Nuova Democrazia. Illusioni di civiltà nell’era dell’egemonia Usa (Zambon Editore 2007) e Dittature. La Storia Occulta (Edizione Il Nuovo Mondo, 2007).
Se vuoi lasciare un commento agli articoli o ai libri di Antonella Randazzo vai a http://antonellarandazzo.blogspot.com/

[1] Il manifesto, 11 agosto 2004. http://www.unknownnews.net/herero.jpg
[2] Il manifesto, 11 agosto 2004.
[3] Rapporto C.S.O., della Colonial Political Intelligence, dicembre 1954. Archivio Privato.
[4] Vedi Elkins Caroline, Imperial Reckoning: The Untold Story of Britain’s Gulag in Africa, Hardcover, 2005.
[5] Elkins Caroline, Britain’s Gulag. The Brutal End of Empire in Kenya, Jonathan Cape, Londra, 2005.
[6] Elkins Caroline, op. cit. p. 155.
[7] Elkins Caroline, op. cit. pp. XIV, 49.
[8] http://justworldnews.org/archives/001339.html).
[9] Cit. Pilger John, “Andatevene”, http://pilger.carlton.com/
[10] Le Figaro, “The Providential of London”, 3 novembre 1995. Vedi anche Le Parisien, 4 novembre 1995.
[11] Intervista rilasciata alla Tv Svizzera Telévision Suisse Romande nel gennaio 1998.
[12] Prenant André, AA.VV. Il libro nero del capitalismo, Marco Tropea Editore, Milano 1999, p. 301.
[13] Palast Greg, Democrazia in vendita, MarcoTropea Editore, Milano 2003.

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