USA LA TUA TESTA

Contro il condizionamento mediatico

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    Il nostro progetto tenta di portare la conoscenza in strada, a disposizione della gente comune, che non si documenta tramite il web ma solamente con giornali e tv.
    Il primo passo per cambiare è che tutti noi diventiamo partecipi dell'informazione, smettendola con la sola agitazione sul web e annullando i confini che ci separano. Dobbiamo formare un gruppo compatto che lavori con efficacia e si espanda ovunque.
    Il nostro scopo è far recuperare il libero pensiero alla gente e spingere ognuno ad interpretare notizie e informazioni con la propria testa.
    Solo in questo modo si può sperare in un cambiamento.

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I VERI VAMPIRI : BANCHIERI,BANCHE ,MULTINAZIONALI

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

“Il capitale deve proteggersi in ogni modo possibile con alleanze e legislazione. I debiti devono essere riscossi, le obbligazioni e i contratti ipotecari devono esser conclusi in anticipo e il più rapidamente possibile. Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano.
Questa verità è ben conosciuta tra i nostri uomini di spicco, adesso impegnati nel costituire un imperialismo del Capitale che governi il mondo.
Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo fare spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un’azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo.” USA Banker’s Magazine (Rivista dei banchieri americani), 25 Agosto 1924
“Se gli Americani consentiranno mai a banche privati di emettere il proprio denaro, prima con l’inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.” Thomas Jefferson (1776)

L’inflazione, in economia, indica un generale aumento continuo dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo che genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta.
Con l’innalzamento dei prezzi, ogni unità monetaria potrà comprare meno beni e servizi, conseguentemente l’inflazione è anche un’erosione del potere d’acquisto.

La deflazione è una diminuzione del livello generale dei prezzi,l’opposto dell’inflazione.
La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali poi attendono ulteriori cali dei prezzi, creando una spirale negativa.La riduzione dei prezzi si ripercuote per le imprese sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso al credito.
Casi di forte deflazione possono indurre il fenomeno della tesaurizzazione(accantonamento intenzionale di scorte, monete, metalli preziosi, in forma infruttifera per il timore di esporsi al rischio associato agli investimenti finanziari.In economia keynesiana il termine indica un aumento della preferenza per la liquidità da parte dei privati che sottrae potere d’acquisto dal circuito economico.Occorre, tuttavia, tener presente che per Keynes l’offerta globale di moneta è fissata dal sistema bancario per cui ad un aumento delle disponibilità di contante di un soggetto deve corrispondere una diminuzione della stessa in uno o più individui) intesa come incetta dell’unità monetaria della quale si prevede un ulteriore aumento del potere d’acquisto. Gli effetti negativi della deflazione tendono quindi a diffondersi nell’economia, provocando una situazione di depressione economica. Lede quelle fasce di lavoratori che si vedono ridotto il reddito a seguito della riduzione dei salari.Tra le principali cause di deflazione vi è la scarsità di moneta(e non dimentichiamoci che il potere di emettere moneta è solo ed escusivamente della Banca centrale).
La deflazione è una patologia negativa in economia perché associata a un periodo di stagnazione e recessione economica.

Quando un governo dipende dai banchieri per il denaro, questi ultimi e non i capi del governo controllano la situazione, dato che la mano che dà è al di sopra della mano che riceve…Il denaro non ha madrepatria e i finanzieri non hanno patriottismo né decenza; il loro unico obiettivo è il profitto.” Napoleone Bonaparte, 1815

“È un bene che gli abitanti della nazione non capiscano abbastanza il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facessero, credo che ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina.” Henry Ford

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L’IMPORTANTE E’ APPARIRE

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

Uno dei mali più grandi del nostro tempo è la cultura dell’immagine e della visibilità (culto dei VIP, dello starsystem mediatico) che consiste nel porre una persona al centro della scena, venerandola e mettendo da parte tutte le altre, facendogli così assumere un ruolo marginale. L’attuale socetà è pervasa in ogni suo livello da questo sistema.

Siamo arrivati ad accettare che esistano persone più importanti di altre persone… persone più importanti di me e te.

Milioni di persone, soprattutto giovani, crescono nell’incapacità di identificarsi. Per sfuggire a questa “crisi d’identità” fanno di tutto, solitamente assumendo comportamenti assurdi, deleteri, stupidi , solo perché quelli che contano, i Vip, fanno esattamente la stessa cosa, che però a loro garantisce impunità, anzi ancor più fama, e ancor più privilegi.

Anche se non ce ne accorgiamo, il messaggio che nasce nella mente di ognuno di noi nell’adolescenza e che ci accompagna per il resto della vita che viviamo in questo sistema è “se non sono visibile non sono nessuno”, “sono uno come un altro, non sono importante, faccio parte della massa, sono uno qualsiasi”, “i miei genitori non sono importanti, quindi io non sono importante”, ecc…
Questo comporta danni incredibili a livello sociale, quali la perdita dell’autostima e del senso critico, l’anteporre le apparenze alla sostanza, la perdita della coscienza di se, della capacità di amarsi e di sentirsi degni. Basti vedere come i valori come la famiglia, l’amore, l’amicizia e il lavoro sono stati distrutti a favore dell’egoismo e dall’essere single, dall’odio, dall’invidia, dalla carriera.

Ma il danno maggiore è l’ incapacità di reagire alle ingiustizie, alla perdità di coscienza di poter cambiare le cose. Si è formata così una massa di cittadini acritici, privi di qualsiasi forma di partecipazione. E questo è successo a qualsiasi livello sociale, sia sul palinsesto mediatico, che sul campo politico, sul lavoro, nelle cene, nel proprio gruppo al bar… poche persone che dicono la loro opinione senza che venga contestata da qualcun altro per paura dell’interlocutore di esprimere la propria idea, in quanto considerata inappropriata, indegna o non all’altezza. Basta guardarsi intorno.

Ognuno di noi deve rimettersi al centro, indipendentempente dalla propria cultura, dal proprio aspetto, dalle proprie capacità, dai propri talenti, liberarsi dalle insicurezze e ritornare partecipe delle proprie azioni, smettendola di essere uno spettatore. Solo in questo modo una socetà può propendere per i valori della pace, del rispetto, della giustizia e dell’ascolto reciproco.

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PER LE DONNE… E PER TUTTI.

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

L’immagine del corpo femminile in Italia è abusata come in pochi altri casi nel mondo.
Come siamo arrivati ad accettare che milioni di nostre figlie crescano in un paese dove qualsiasi media e sistema commerciale strumentalizzi il loro corpo in tal modo?

Un sistema che le vuole MUTE E SENZA VELI, una tv che presenta ad ogni ora della giornata modelle prive di cervello e concorrenti di reality dalle tette enormi e analfabete.
Come fa ad essere diventata una consuetudine che una ragazza sogni di fare la velina o abbia il desiderio di rifarsi il seno?

Nel corso della storia la donna è passata da essere considerata alla pari di un animale liberamente sfruttabile o poco più, a detentore di diritti, ma non ha mai conquistato la cosa più importante, una dignità vera e propria, in piena regola, INVIOLABILE, come dovrebbe essere.
Basta guardarsi intorno per capirlo, nelle edicole è pieno zeppo di cosce spalancate e seni al vento, in tv ci sono le immagini di voi che avete un orgasmo al contatto con una lavastoviglie… poi i dati parlano chiaro: un giro mondiale di prostituzione e pornografia di 120 miliardi di dollari.

Un appello a tutte le donne: ribellatevi. Sta a voi tutelarvi, non alle tv di Berlusconi…
Non si è mai visto uno sciopero generale o un No Day SUL SELVAGGIO ABUSO DELL’IMMAGINE DEL CORPO FEMMINILE!

Quindi riprendetevi, battetevi, fatelo per voi, per noi, e per non dare ai vostri figli/e un immagine grottesca e pornografica del mondo.

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CI MANCA IL TEMPO!

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

Abbiamo acconsentito a uno stile di vita che porta in sé un paradosso assurdo: l’esplosione della tecnologia che ha ridotto enormemente i carichi di lavoro in ogni campo (immaginate oggi un’archiviazione di un ministero senza computers, la trebbiatura a mano di 100 ettari), ma che non ha liberato alcun tempo per noi, anzi.
L’abbiamo fatto sparire, rubato, neppure più sognato.
Non abbiamo più il tempo di costruirci una relazione con la famiglia e gli amici, di coltivare noi stessi, i propri interessi.
Poi come si fa a contrastare il potere se non abbiamo neanche più tempo di organizzarci, di discutere, di agire, di lottare?
Solamente informarsi richiede una quantità di tempo notevole, e se il resto lo togliamo anche all’azione civica per il potere il gioco è fatto!! Come faremo a liberarci? Come faremo a migliorare?
Dobbiamo combattere per un nuovo diritto: IL DIRITTO AD AVERE PIU’ TEMPO LIBERO, il diritto a non lavorare sempre, il diritto a goderci la vita, finchè il corpo ce lo concede, fintanto che siamo giovani e in salute.
Dobbiamo farlo subito, questo è un nostro gravissimo problema, altro che Lodo Alfano

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SCHIAVI DELL’ESISTENZA COMMERCIALE

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010


L’esistenza commerciale, o cultura del consumismo, è la cosiddetta tendenza della nostra socetà all’identificazione della felicità personale con l’acquisto, il possesso e il consumo continuo di beni materiali.

Alla base del consumismo vi è l’idea di sfornare continue novità in ogni campo facendo sì che le persone si abituino ad acquistare prodotti non per la loro necessità ma piuttosto per quello che questi rappresentano. Il contributo della pubblicità ha aggravato questo processo ormai presente nella società odierna; essa invoglia i potenziali consumatori ad acquistare i prodotti che vengono mostrati.

La pubblicità, il marketing, il sistema induce le persone a compiere azioni, ad avere stili di vita contro la dignità dell’essere umano, a consumare più del dovuto (con gravi danni alla salute), ad utilizzare strumenti e prodotti che sono inutili o che comunque è possibile reperire in natura senza il rischio che siano cancerogene.
Poiché la maggior parte dei prodotti che utilizziamo è cancerogena. Dall’acqua alla quale viene aggiunto fluoro, ai dentifrici, ai cellulari, ai deodoranti, per non parlare poi delle carni provenienti da allevamenti dove vengono somministrati ormoni e farmaci di ogni genere e dei vegetali OGM, che vengono menzionati dai media come utilizzati solo in paesi lontani dal nostro…
Tutto questo porta ad un sistema economico profondamente sbagliato, che PUO’ e soprattutto DEVE essere cambiato.

La globalizzazione sta presentando il suo conto e se non facciamo qualcosa per fermare questa macchina terribile samo condannati a far vivere noi e i nostri figli un’ esistenza indegna e misera, questo è un dato di fatto. Veramente credete di aver bisogno di tutto questo per vivere? Secondo voi questa è l’unica cultura possibile? La risposta è in ognuno di noi.

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GLOBALIZZAZIONE DI MERCE UMANA

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

Il traffico di merce umana, diventato planetario, attraversa tutti i paesi. Quelli ricchi ne sono il capolinea o il centro di smistamento. Ma anche non muovendoci dal nostro paese non è detto che siamo in salvo. Il lavoro dei poveri, al Sud come al Nord, non costa niente, e la loro vita ancora meno. Avremmo preferito mostrarvi un mondo diverso, e invece ecco davanti a i nostri occhi una mappa dell’ingiustizia e della barbarie ai danni di donne, uomini, bambine e bambini, perfino neonati. Voltarsi dall’altra parte servirebbe soltanto a farli sentire ancora più soli. Guardiamoli in faccia, questi fratelli e sorelle, denunciamo i soprusi di cui sono vittime e combattiamo i loro sfruttatori. Uniamoci a quanti, in tanti paesi del mondo, lo stanno già facendo. Il rapporto 2005 dell’Organizzazione internazionale del lavoro calcola che 12,3 milioni di schiavi, sono costretti al “lavoro forzato” in imprese private e altri 2,5 milioni sono condannati alla stessa sorte da stati e gruppi guerriglieri precisando che le cifre riportate sono calcolate per difetto e aggiunge che ” in termini di reale conoscenza e consapevolezza del moderno lavoro forzato, ci sembra ancora di vedere solo la punta di uno spaventoso iceberg”. In qualsiasi modo si valutino le cifre della vergogna, una cosa è certa: oggi ci sono più schiavi al mondo di quanti non ne abbia fatti la tratta transatlantica dal 1600 al 1880. Ora vorrei occuparmi di un argomento che mi stà particolarmente a cuore e che riguarda lo sfruttamento del lavoro minorile: Gibran diceva che in ogni bimbo che nasce è nascosto il sogno di Dio e il Vangelo ricorda che “ quello che farete al più piccolo tra voi, credete l’avete fatto a Lui e ancora ……….”chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d’asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare.” In un capitolo del libro viene trattato l’argomento dello sfruttamento minorile. In un articolo dal titolo Piccoli Schiavi, Grandi Profitti a firma Sandro Calvani e Serena Buccini dal quale prendo alcuni passi significativi, sirileva come ogni anno nel mondo oltre un milione di bambini diviene vittima del traffico di esseri umani a fine di sfruttamento lavorativo e/o sessuale, con un giro di affari di oltre un miliardo di euro secondo Stop the Traffic, il più recente rapporto Unicef. I bambini schiavi fabbricano mattoni e giocattoli, tagliano diamanti puliscono pietre preziose, annodano tappeti, stampano tessuti e pelli, raccolgono rifiuti e feci, servono nelle case dei ricchi. In tutta una serie di settori, come nella produzione di fuochi d’artificio, fiammiferi e vetro nel Sud-Est asiatico, nonchè nel tessile e nell’abbigliamento nel resto del mondo, i bambini sono una componente essenziale per il ciclo produttivo. Il crimine organizzato che sfrutta i minori ha trasformato il più grave abuso della dignità umana in un modello produttivo. Certe produzioni di giocattoli e manifatture di tappeti addirittura non hanno altra scelta: i pezzi da montare sono così piccoli o i nodi da fare al tappeto così minuscoli che solo le mani dei bambini possono riuscirci. L’Unicef stima in 246 milioni il numero di bambini lavoratori nel mondo. Circa tre quarti del totale e precisamente 171 milioni sono sfruttati in condizioni di alto rischio: nelle miniere, nell’agricoltura con pesticidi e nell’industria con prodotti chimici o con macchinari pericolosi. Milioni di bambine sono occupate come lavoratrici domestiche non pagate o pesantemente sottopagate, esposte ad ogni forma di abuso fisico e psicologico: 1,2 milioni sono vittime del traffico, 5,7 milioni sono schiave del debito o in altra forma, 1,8 milioni sono costrette a prostituirsi e circa 300000 bambini vengono utilizzati in conflitti armati e 600000 in attività illecite controllate da imprese criminali transnazionali. Il 70 % di tutti i bambini è impiegato in agricoltura. Tra le molte cause che producono il fenomeno dei bambini lavoratori ci sono soprattutto la povertà diffusa e disperata, peggiorata dalla pandemia di Hiv-Aids e dalla conseguente crescita del numero degli orfani. Le famiglie disfunzionali dove è grave lo sfaldamento a causa di mancanza di educazione degli adulti, di conflitti interni, violenza intrafamiliare e maltrattamenti sono un’altra grossa fonte di minori che entrano nel mondo del lavoro infantile. Un forte contributo viene anche dalle attitudini poco rispettose dei minori in certe culture e minoranze etniche, dove un minore non viene ritenuto soggetto di diritti paragonabile ad un adulto. Quindi i bambini vengono nutriti poco e male e le bambine possono essere affittate ai vicini come schiave casalinghe e sessuali in caso di scarsi raccolti; sepoi esse sono di casta inferiore sono praticamente merci di sfruttare. Nella Convezione Onu sui diritti del bambini datata 20 novembre 1989 rispetto al mondo del lavaro sta scritto: I bambini non vanno sfruttati! Per nessun motivo! Non devono fare lavori che impediscano loro di andare a scuola e crescere bene. Nessun adulto ha diritto di far loro del male, di trattarli come un giocattolo, o di dar loro fastidio! Ora ognuno di noi potrà dire ciò che vuole, riflettere o girarsi dall’altra parte sostenendo che noi non possiamo fare nulla ma noi abbiamo un arma micidiale tra le mani. Come dice Francesco Gesualdi allievo di Don Milani “Se vogliamo entrare nel concreto e capire quale può essere la reale forza di ognuno di noi in queste situazioni basta ricordarci che ogni nostro acquisto come consumatori è un “ reale esercizio di potere” che può ottenere a seconda dei casi i risultati desiderati. Singolarmente ognuno di noi conta relativamente poco, ma moltiplicando l’atteggiamento per milioni di persone può condizionare il corso degli eventi, gli stili di produzione o di consumo. Non sosteniamo che è un’utopia, perché allora non è più grande di quella che anela al cambiamento aspettando che le cose cambino da sole!
fonte: http://icebergfinanza.splinder.com/

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CONTRADDIZIONI TRA LA COSTITUZIONE ITALIANA E QUELLO CHE VEDO

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

concept

Di Andrea Alma

Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. (Pensavo che interessasse piuttosto garantire uno status di ignoranza… tutela il paesaggio e il patrimonio storico?Evidentemente non se ai piani alti si decide di perforare valli per far passare treni ad altà velocità pagati dal contribuente ma in mano al privato e accessabili non proprio a tutti dato il prezzo del biglietto)

Art. 11. L’Italia ripudia la guerra(come può ripudiare la guerra se il nostro paese vanta una delle industrie degli armamenti più importanti al mondo?)

Art. 15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili(ma perchè non si parla del progetto Echelon?L’infrastruttura spaziale è stata insediata ad inizio negli anni sessanta e monitora le nostre conversazioni intercettando parole chiave che possono essere pronunciate o scritte da chiunque tra noi). La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Art. 18. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.(sono proibite le associazioni segrete?E quelle che perseguono scopi politici mediante organizzazini di carattere militare?Forse in qualche caso viene chiuso un occhio però!E mi riferisco ai vari Aspen Institute,Bildeberg Group,Council of foreign relations,Club di Roma etc etc..)

Art. 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.(Però non ti preoccupare,se fai qualche cazzata e hai qualche conoscenza,un modo per risolvere le cose lo si trova!)

Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività,(e perchè permette ai tanker della nato di irradiare scie anomale sopra i nostri cieli e aderisce a piani globalisti di controllo alimentare come il Codex Alimentarius?) e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.(come se non per disposizione di legge?Cioè e se chi scrivesse la legge non tenesse conto della mia salute ma dei suoi interessi?Nessuno dovrebbe essere obbligato a fare nulla se non a rispettare se stesso e gli undividui che lo circondano!) La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.(ma il microchip inserito nel corpo di Paolo Dorigo durante la sua detenzione non vi sembra violare il rispetto della sua dignità umana?)

Art. 47.
La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.(Non sapevo che fosse la repubblica a coordinare l’esercizio del credito,credevo che la banca fosse un ente privato e che la Repubblica fossa sua schiava)
Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Art. 72.

Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.(mi piacerebbe sapere se tutti i “camerieri” e senatori italiani che hanno votato all’unanimità a favore della ratifica del trattato di Lisbona ne avessero letto almeno la metà)

Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.(sarà lecito sapere quali e sarà lecito sapere cosa determina l’urgenza di tali procedimenti?)Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

Art. 75.
È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.(sarebbe meglio specificare che nonostante le cinquecentomila firme la proposta del referendum deve essere approvata da entrambe le camere e firmata dal presidente della repubblica!)
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.(come per esempio un referendum riguardante il trattato di Lisbona!)
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

Art. 78.
Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.(Allora siamo in buone mani!)

Art. 90.
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.(come può non essere responsabile delle sue azioni?)
In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
( riuscite ad immaginarlo?!)

Art. 96.
Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.(Ma si fa qulche eccezione?O no?!)

Art. 101.
La giustizia è amministrata in nome del popolo.(Amministrata?Ma se la giustizia non è garantita come può essere amministrata?)
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 103.
Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.
La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.
I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.(Cosa avrà voluto dire?)

Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.(Allora se è lui a presiedere il Consiglio superiore della magistratura come può non essere responsabile degli atti compiuti sotto l’esercizio delle sue funzioni come asserito all’articolo 90?E soprattutto firmare la ratifica di un trattato che riduce a brandelli la costituzione italiana non può essere considerato attentato alla costituzione?E inneggiare alla formazione di un nuovo ordine mondiale non può essere considerato atto di alto tradimento nei confronti di tutta la popolazione?)
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.

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I contenitori trasparenti rosicchiano un milione e mezzo di barili di greggio l’anno

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

Quando i nostri nipoti ci chiederanno cosa facevamo mentre il petrolio si stava esaurendo dovremo ammettere che eravamo impegnati a cercare i modi più fantasiosi per sprecarlo, dalla produzione di neve artificiale per i giochi invernali all’impiego dei camion leggeri – i famigerati Suv – per andare a fare la spesa. In pool position fra i comportamenti più demenziali spicca, senza dubbio, l’innamoramento planetario per l’acqua imbottigliata il cui consumo è salito del 57 per cento negli ultimi cinque anni. Una moda che piace ai governi perché li dispensa dal bonificare le forniture idriche – che restano appannaggio dei poveracci – operazione per la quale si spende infatti un settimo dei 100 miliardi di dollari buttati in acqua minerale. Cosa c’entra l’acqua con il petrolio lo spiega molto bene un rapporto dell’Earth Policy Institute di Washington nel quale, fra le altre cose, compaiono le prime stime del costo energetico dell’ubriacatura da minerale.

Viene fuori che l’acqua in bottiglia – nel 40 per cento dei casi semplice acqua di rubinetto con l’aggiunta di qualche sale minerale – rosicchia circa un milione e mezzo di barili di greggio ogni anno soltanto per produrre delle bottiglie di plastica che ci metteranno circa 1000 anni a biodegradarsi, quasi tutte utilizzate una sola volta. Ora, considerando che con un milione e mezzo di barili si mandano avanti 100 mila automobili per un anno, siamo nel campo di quegli inesplicabili comportamenti che spingono alcune specie come i lemming, piccoli roditori simili a criceti, a suicidarsi gettandosi in massa dalle scogliere.
Non si spiega altrimenti una scelta demenziale da ogni punto di vista.

Secondo gli organismi internazionali che si occupano di salute l’acqua in bottiglia prodotta dai grandi marchi dell’imbottigliamento – Nestlè, Danone, Coca Cola e PepsiCo, tanto per non fare nomi – spesso non è affatto più salubre anche se costa la bellezza di diecimila volte di più di quella del rubinetto ed il suo consumo è decisamente inspiegabile in paesi come l’Italia, che dispongono di una riserva idrica di qualità eccellente. Il guaio è che la diffusione dell’acqua in bottiglia ha buon gioco in paesi come l’India e la Cina , dove la potabile è ancora un lusso che i governi non riescono a garantire. Il che, oltre al greggio impiegato per fabbricare le bottiglie, aggiunge un altro po’ di sprechi per il trasporto e infine lo stoccaggio di un’enorme quantità di rifiuti. La cosa divertente – si fa per dire – è che l’alternativa c’è da parecchio tempo e, almeno nei paesi industrializzati, può contare su di un sistema articolato e capillare – gli acquedotti – che presenta anche il vantaggio di essere facilmente monitorabile. In questo, come in altri numerosi casi, l’idolatrata modernizzazione va all’indietro, mentre un esercito di consumatori rincoglioniti da una valanga di spot buttano via i soldi con la benedizione dei decisori politici che guardano soltanto al Pil – quella dell’imbottigliamento è un’industria che tira – e, da più di trent’anni, confezionano normative che privilegiano le minerali rispetto alla vituperata “acqua del sindaco”.

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EMERGENZA ACQUA

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010

L’acqua sulla Terra è il 40 per cento in meno di trent’anni fa, e nel 2020 tre miliardi di persone resteranno senza. Ma gli Stati più forti stanno già sfruttando la situazione per trasformare questa risorsa in bene commerciabile.
Il pianeta è rimasto a secco e, guarda caso, ce ne siamo accorti troppo tardi. Sotto la spinta della crescita demografica e per effetto dell’inquinamento, le risorse idriche pro capite negli ultimi trent’anni si sono ridotte del 40 per cento. Gli scienziati avvertono che, intorno al 2020, quando ad abitare la Terra saremo circa 8 miliardi, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile sarà di 3 miliardi circa. Le soluzioni prospettate finora per far fronte al problema hanno cercato di aumentare l’offerta, piuttosto che di contenere la domanda, rivelandosi però inefficaci: le grandi dighe sono al centro di dibattiti per gli alti costi umani e ambientali e per la razionalità ecologica, mentre la desalinizzazione, oltre ad avere costi economici proibitivi, presenta forti controindicazioni dal punto di vista ambientale ed energetico. Questi e altri stratagemmi mostrano tutti i loro limiti rispetto al complesso ecosistema del ciclo dell’acqua.
Di fronte al fallimento della tecnica, aumentano le previsioni catastrofiche sulla battaglia planetaria che si scatenerà per l’accesso all'”oro blu” del XXI secolo. “Il whisky è per bere, l’acqua per combattersi”, sosteneva Mark Twain, e le tesi di osservatori internazionali, personalità politiche ed esperti di strategia sembrano confermare quella riflessione. Di fronte ai dati allarmanti sullo stato delle risorse idriche del pianeta, la maggior parte degli esperti hanno dichiarato che “le guerre del ventunesimo secolo scoppieranno a causa delle dispute sull’accesso all’acqua”.
Quello delle “guerre per l’acqua” è un tema che si presta a catturare l’attenzione e le preoccupazioni dell’opinione pubblica, vista la centralità – e addirittura la sacralità – che l’acqua riveste in molte società e culture. Eppure il discorso, presentato esclusivamente nei termini della crescente scarsità – e conseguente rischio di conflitti armati – può risultare semplicistico: si tende a presentare la situazione come immodificabile, quasi apocalittica, senza interrogarsi sulle cause reali che hanno portato il pianeta sull’orlo del collasso idrico e che impediscono a un terzo dell’umanità di avere l’accesso diretto alle acque potabili

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FIUMI INQUINATI, ACQUA IMBEVIBILE

Posted by mrdrago88 su 25 gennaio 2010


Viene da chiedersi come mai la Cina, sul cui territorio si concentrano più del 40 per cento delle risorse idriche mondiali, si trova ad affrontare una grave penuria d’acqua potabile e irrigua: mettendo al primo posto la crescita industriale, il governo di Pechino non si è infatti preoccupato di tutelare le risorse ambientali, con il risultato che attualmente un terzo dei corsi d’acqua è inquinato, mentre nelle città il 50 per cento dell’acqua non è potabile. E le vendite dell’acqua in bottiglia delle multinazionali come Danone e Nestlé esplodono grazie alla preoccupazione dei consumatori per la scarsa qualità dell’acqua del rubinetto.
Altro dubbio legittimo: a cosa si deve la differenza tra coloni israeliani e popolazione araba che, pur vivendo negli stessi territori, usufruiscono di differenti possibilità d’accesso e di utilizzazione delle risorse idriche? Il consumo medio palestinese, in Cisgiordania e a Gaza, è di circa 150 mc pro capite all’anno, mentre quello dei coloni israeliani dei territori occupati si aggira intorno ai 700-800 mc. L’accesso alle risorse idriche diventa così fonte di disuguaglianza e tensione, alimentando i problemi legati alla sicurezza: non è un caso se in Israele l’acqua dipende dal Ministero dell’Agricoltura, in Palestina dal Ministero Israeliano della Difesa. Il semplice riferimento alle dotazioni naturali non spiega neanche come mai due paesi come Spagna e Giordania, a parità di risorse idriche pro capite, percepiscono in modo assai diverso la loro situazione: chi si sognerebbe di pronosticare un’entrata in guerra della Spagna contro i suoi vicini per garantirsi l’approvvigionamento idrico? E’ chiaro che, in molti casi in cui l’acqua sembrerebbe disponibile (come in Brasile, Cina, India, Turchia…), larghe fasce della popolazione non riescono a far valere il proprio titolo valido, per dirla alla Amartya Sen. La capacità di disporre di beni e servizi, e tra questi l’acqua (bene primario in termini igienico-sanitari e di sopravvivenza alimentare) dipende cioè dalle caratteristiche giuridiche, politiche, economiche e sociali di una certa società, e dalla posizione che l’individuo occupa in essa, piuttosto che dalla semplice disponibilità del bene o del servizio in questione.

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